Rubrica “PARI E DIS-PARI”
di MICHELA BENNA*
Abbiamo festeggiato pochi giorni fa la Festa della Repubblica e il voto alle donne.
Ebbene: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, tutelare la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure anche agli indigenti. COMPRESA LA SALUTE MENTALE. E’ un compito della Repubblica l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
In questa storia (e in molte altre come questa) ci sono tutti questi valori violati. A partire dalla bellissima Villetta Di Negro di Genova, da molti anni di fatto sottratta alla piena fruizione delle cittadine e dei cittadini a causa di fenomeni di degrado e criminalità.
Questa è la storia di Pietro raccontata da ROBIBI, che lo ha conosciuto e curato.
“Oggi parliamo di Pietro, un uomo con un grave problema cardiaco (motivo del ricovero presso la nostra Cardiologia) che, nonostante tutta la precarietà della sua vita e la condizione di senza tetto, aveva saputo gettare radici e costruire relazioni con tantissime persone che gli erano ruotate intorno.
Pietro ha avuto una vita faticosa, eppure il ricordo più vivo che ha lasciato a tutti è il suo sorriso, la sua immensa disponibilità, l’educazione e la generosità con cui regalava mandarini della Sicilia a chiunque incontrasse.
Pietro non stava bene, ma nessuno l’ha mai sentito lamentarsi. Si è affidato alle cure e, nonostante la sua vita libera, ha accettato i ritmi e i tempi necessari dell’ospedale, lui che, per abitudine, orari non ne aveva.
Pietro aveva un cuore affaticato e fragile, ma con stanze immense di amore verso gli altri, riguardo per la vita e per le persone e un’innata predisposizione a vedere la bellezza sopra ogni cosa.
Pietro era un contrasto unico: nonostante una vita trascorsa per strada, era sempre ben curato, attento a non essere inadeguato e a non dare fastidio a nessuno.
Chi può dire cosa lo avesse portato a vivere un’esistenza ai margini?
Nei suoi occhi vivaci c’era una certa tristezza, quella che si sente nelle canzoni di Fabrizio De André, ma nel suo sorriso viveva una speranza sempre aperta.
Una mattina di fine maggio viene ucciso a Genova, in un bellissimo parco della città, impraticabile dalla collettività perché regno dello spaccio, da un uomo, anche lui ai margini, clandestino, con una vita disperata e priva di aspettative, già noto alle forze dell’ordine. Ma mentre Pietro era riuscito a nutrire il suo cuore e a restare limpido, il suo assassino aveva nutrito la rabbia nella quale era rimasto intrappolato.
Tutto il reparto di Cardiologia, dove è stato ricoverato per tanto tempo, ha conservato per lui un grande affetto. La sua morte, così violenta e assurda, ha sconvolto profondamente tutti, anche le persone che avevano condiviso con lui la stanza d’ospedale per breve tempo. C’era il suo cuore sofferente eppure pieno d’amore, un cuore che ha distribuito senza risparmiarsi, senza reticenze.
Non esiste una risposta per queste esistenze tanto faticose, ma avere compassione, prendersi cura degli altri anche quando non li comprendiamo, essere generosi e accoglienti, è forse il solo modo per definirsi persone, esseri umani, vivi.
Vogliamo ricordare Pietro con le parole di una delle tante canzoni, una di Fabrizio De André, che ci suonava nei pomeriggi in reparto, quando riusciva a trasformare, anche solo per un momento, quel luogo di impegno e sofferenza in un coro armonioso e pieno di gioia.“
«Ma tu che vai, ma tu rimani, vedrai la neve morirà domani. L’amore ancora ci passerà vicino nella stagione del biancospino.»
* Consigliera d’Amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili
