Mattarella: “I migranti non sono un problema, la nostra storia ce lo insegna”

ROMA – “Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra Mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell’intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante “Ne parliamo con il Presidente. La Repubblica che verrà”, un dialogo al Quirinale con dieci giovani under 35 su passato, presente e futuro dell’Italia in onda in contemporanea su Rai 1 e Rai Radio3 all’interno dello Speciale “La Repubblica siamo noi” in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana e le celebrazioni del 2 giugno.

“Crisi internazionali ve ne sono sempre state, naturalmente, anche nei decenni lontani. La più grave che ricordo bene è quella dei missili sovietici a Cuba. Il mondo è stato davvero sull’orlo della guerra nucleare. Per 48 ore parve che fosse inevitabile. Però a quel tempo, anche nella dura contrapposizione che vi era tra Stati Uniti con l’Alleanza Atlantica da un lato e Russia Sovietica con il Patto di Varsavia dall’altro, ci si parlava e si cercava in ogni modo di evitare la guerra. Vi si riuscì con difficoltà anche in quella occasione”.

“Mi sono chiesto che cosa possa averlo consentito – riflette il presidente – L’impressione che ho è che allora, pur nella profonda diversità dei regimi, c’era da una parte e dall’altra una certa collegialità. Non c’erano uomini soli al comando”.

IL MULTILATERALISMO

“Per quanto riguarda il multilateralismo, da alcuni anni si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali.

Per l’Italia il multilateralismo è indispensabile. La nostra Costituzione, che è improntata alla pace contiene anche norme che parlano di limiti alla sovranità per la collaborazione internazionale. Per questo siamo fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo”.

Per difendere e per far prevalere il multilateralismo “occorre aggiornarlo”. “Il mondo in questi decenni – sottolinea il capo dello Stato – è fortemente cambiato, con nuovi protagonisti, anche in primo piano, con Paesi diventati protagonisti economicamente, chi culturalmente, chi socialmente. È stato un errore non farlo. Non si è adeguato a queste nuove condizioni. Per difenderlo con efficacia, meglio, occorre aggiornare questo sistema”.

CLIMA

“Il mutamento climatico e la crisi che provoca è innegabile, è sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che lo negano ostinatamente. Per tanto tempo si è proseguito nella strada dello sfruttamento senza limiti e senza cautele delle risorse della Terra, che non sono infinite. Con le conseguenze che registriamo. Ignorando gli allarmi che venivano lanciati e presentati dalla scienza. I giovani comprensibilmente sono più attenti e più allarmati da quanto avviene. La loro pressione ha indotto a iniziative politiche anche internazionali, con le varie riunioni annuali per il clima, con decisioni e provvedimenti ancora ampiamente insufficienti e purtroppo sovente negati o rinnegati addirittura. Io sono convinto che l’evidenza dei fatti sempre più convinca i popoli e conto sulla pressione loro e dei giovani sui governi perché si riesca a svolgere un’azione effettivamente incisiva. Quello che è certo è che non è possibile trasferire alle nuove generazioni una condizione di mondo deteriorato, come si rischia di fare”.

DENATALITA’

“Tornare indietro di 60 anni, più o meno, per me è complicato, ma credo che partirei dalla denatalità”. “Solleciterei – spiega Mattarella – una riflessione sul patrimonio umano, sul capitale umano costituito dalle donne e gli uomini del futuro del nostro Paese. Noi abbiamo un tasso demografico negativo fortemente preoccupante. Insieme alla sollecitazione a riflettervi e occuparsene, farei una sollecitazione altrettanto forte per iniziative di sostegno alle famiglie, che incoraggino le famiglie, disegnando e realizzando un modello inclusivo che consenta l’inversione dell’andamento demografico. Occorre davvero una determinazione molto alta per procedervi, simile a quella che si fece per altro aspetto, non lontano peraltro, negli anni ’70. In quegli anni difficili per condizioni economiche, per l’assalto del terrorismo, per l’assalto della criminalità mafiosa, per una quantità di difficoltà che vi erano, però si ebbe la capacità di affrontare alcuni nodi della società. Tra questi, quelli del diritto di famiglia, con la grande riforma del diritto di famiglia che ha rimosso normative ispirate a criteri che dire retrogradi è qualche volta insufficiente. Alcuni erano davvero di sapore barbarico. È stato una svolta di civiltà, un grande risultato, dovuto all’impegno di tanti uomini e tante donne, anche di schieramenti politici diversi, anche contrapposti con determinazione, che però hanno avvertito in quegli anni un’esigenza comune, quella di un diritto di famiglia che fosse adeguato alla reale condizione della vita umana. Spero che questo possa avvenire anche in questo periodo, anche in questi nostri tempi”.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

“È proprio di questi giorni la prima enciclica di Papa Leone XIV su questo tema e su questi allarmi. L’intelligenza artificiale è la più grande evoluzione ai nostri tempi. L’avanzamento straordinario, anche affascinante, della tecnologia più avanzata, più sviluppata comporta, come sempre quando la scienza consegna all’umanità degli strumenti nuovi, un bivio sul suo utilizzo: l’utilizzo a fini di miglioramento della vita delle persone o l’utilizzo perverso di alcuni dei nuovi strumenti. Siamo di fronte a questo bivio, non nascondendoci dei grandi, immani vantaggi che l’intelligenza artificiale comporta e rappresenta. Pensiamo alla ricerca, al mondo della sanità, della salute. È una condizione che richiede indispensabilmente delle regole. Ma c’è una complicazione che allarma. Gli strumenti e questo versante, questo settore, sono concentrati in pochissime mani. Questa è una condizione inaccettabile, perché sono soggetti che rifiutano regole e controlli. Un operatore di estrema ricchezza monopolista del settore che dice: ‘Ti assicuro un servizio efficiente, tu in cambio mi dai un pezzo della tua libertà’. Questo non potremmo consentirlo. E siccome queste condizioni condizionano la nostra vita e quindi incidono sulla nostra libertà, che sono valori che sono tutelati dai pubblici poteri, dagli Stati, non possiamo consentire questa privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l’umanità, divenga invece un elemento di condizionamento e di infelicità”.

LAVORO

“La robotica è figlia dell’intelligenza artificiale. Vi sono tra gli analisti due fronti decisamente contrapposti: gli ottimisti e i pessimisti. Gli ottimisti che ritengono che la robotica consentirà nuove occasioni di lavoro, nuove professionalità, migliori condizioni di vita generalmente. I pessimisti che ritengono invece che sarà un bilancio finale totalmente negativo. Io non mi schiero anche perché non dispongo delle competenze adeguate per esprimere un’opinione adeguatamente approfondita. Mi ispiro a dei valori, invece. La nostra Costituzione definisce il lavoro come uno strumento di libertà e di cittadinanza. Quindi ogni strumento che viene per migliorare le condizioni della società è il benvenuto. Lo statuto del lavoratore è stata una grande scelta di civiltà, ispirata al principio che non possono esservi zone franche in cui non si rispettano i diritti delle persone. E questo va tutelato. Questo è il limite etico: non può mai esserci una condizione di lavoro contro la persona. Questo sarebbe il tradimento del lavoro”.

MIGRANTI

“Io mi rendo conto che c’è in tutti i paesi più sviluppati nel mondo, in questo momento, il problema di come governare e rendere gestibile il fenomeno della immigrazione di grande dimensione. In tutto il mondo. Basta pensare che si parla di oltre 300 milioni di migranti nel mondo e di questi, oltre 40 milioni in fuga da guerre o da carestia. Forse un pensiero alla storia potrebbe essere utile. Dall’antichità, l’Impero Romano, ai giorni di oggi, gli Stati Uniti d’America, si tocca il successo maggiore quando si ha la capacità di raccogliere diverse provenienze, diversi popoli, diverse culture. Poi noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti paesi d’Europa e delle Americhe”.

“Quindi conosciamo questo problema- sottolinea Mattarella – che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d’Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non consideriamo un problema. Ci sono giovani nati nel nostro Paese, nelle nostre città, che hanno l’italiano come lingua madre, che parlano e pensano italiano, che sono nelle nostre scuole, hanno stili di vita italiane nelle letture, nello sport. So bene che vi sono alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società, ben diversi, non vanno confusi. Io sono molto ottimista per il futuro, decisamente ottimista. Sulla base dell’esperienza e perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali”.

SPAZIO

“Lo spazio esercita e presenta il fascino del coraggio dei territori ignoti, il coraggio della scoperta. Io appartengo a una generazione che si è emozionata, coinvolta in una notte del luglio del ’69, quando il primo uomo è arrivato sulla Luna. Era un sogno, si realizzava, sembrava fino ad alcuni anni prima impossibile. Ormai lo spazio non è più un sogno, invece vi si rivolgono progetti, programmi, tecnologia in cui il nostro Paese è fortemente avanzato”.

“Quello che va preservato però è il valore e lo spazio per l’umanità, perché c’è un dato nuovo che preoccupa. Anche qui vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un territorio, uno spazio, un ambito in cui guadagnare e svolgere affari. Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti. Fino a poco tempo fa, negli anni, lo spazio era la dimensione della collaborazione internazionale, con equipaggi nella stessa navicella di nazioni diverse. Bisogna tornare a questo, cioè alla concezione che vi sono dei beni comuni all’umanità, che non possono essere oggetto di dominio dei singoli Stati, oggetto di interesse per guadagno da parte di operatori privati. Occorre riaffermarlo. Questo è il limite. Lo spazio non può diventare luogo militarizzato o commerciale”.
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