Il turismo balneare sta diventando un lusso per pochi
L’argomento al centro del Forum organizzato da Cassa ragionieri ed esperti contabili
di Mattia Grieco
L’impatto del caro prezzi sul settore turistico in Italia è il tema che ha caratterizzato il Cnpr forum “Turismo da record ma vacanze sempre più care per gli italiani” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha visto protagonisti Fabrizio Sala, parlamentare di Forza Italia nelle Commissioni Affari Costituzionali e Finanze della Camera dei deputati; Antonio Misiani, (Partito Democratico) vicepresidente della commissione Bilancio del Senato; Luciano Ciocchetti (Fratelli d’Italia) vicepresidente della commissione Affari sociali della Camera dei Deputati e Luigi Nave, senatore del Movimento 5 stelle in Commissione Ambiente a Palazzo Madama.
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Sabatino Broccolini, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Teramo: “Il turismo è da sempre uno dei pilastri della crescita economica, ma in una fase segnata da pressioni sui prezzi e costi in aumento si trova oggi ad affrontare nuove difficoltà.
Servono strategie efficaci per rafforzarne competitività e tenuta. Secondo la ricerca pubblicata da Altroconsumo il prezzo di una giornata in spiaggia con ombrellone e lettini è cresciuto del 24% rispetto al 2021 e del 6% rispetto al 2025. Ma i gestori delle spiagge lamentano un forte calo delle prenotazioni.
Tra rincari e incertezza sulle concessioni, il turismo balneare sta diventando sempre più un lusso per pochi e questo non fa bene all’intero comparto. Dobbiamo essere in grado di strutturare un’offerta complessiva che sia declinata sulle diverse esigenze, dal lusso fino alle necessità dei nuclei familiari in difficoltà”.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Andrebbero esaminate le cause degli aumenti dei prezzi che non derivano soltanto dall’incremento del tasso di inflazione ma da una sorte di shock dell’offerta dovuta alla crisi energetica, all’aumento dei costi del gas, alla carenza di addetti perché le nostre imprese faticano ad attrarre personale qualificato, ai maggiori costi delle materie prime ma contemporaneamente alla perdita di valore dei salari reali.
In realtà quando si parla di inflazione percepita e inflazione reale non si cita un fenomeno banale. Quando il potere d’acquisto dei salari rimane fermo e cresce meno rispetto al costo dei servizi la percezione del rincaro nel consumatore si amplifica”.
* ItaliaOggi
