di Sophia Mariano
L’intelligenza artificiale è entrata rapidamente anche negli studi professionali. Strumenti capaci di elaborare testi, sintetizzare normative, predisporre bozze di atti o analizzare dati stanno modificando il modo di lavorare e l’organizzazione dell’attività quotidiana. Si tratta di un cambiamento destinato ad avere effetti rilevanti anche nella professione di commercialista.
Il tema viene spesso affrontato chiedendosi se l’intelligenza artificiale possa sostituire alcune attività tradizionalmente svolte nello studio professionale. In realtà, la questione centrale riguarda la differenza tra elaborare informazioni e comprendere situazioni concrete.
Molte attività tecniche potranno essere automatizzate o velocizzate. La ricerca normativa, la predisposizione di documenti standardizzati o alcune elaborazioni contabili rappresentano già oggi ambiti nei quali l’intelligenza artificiale offre strumenti estremamente efficienti. Tuttavia, l’attività professionale non si esaurisce nell’elaborazione di dati.
Nell’esercizio della professione ci si confronta quotidianamente con situazioni complesse, nelle quali i numeri devono essere interpretati alla luce del contesto economico e imprenditoriale. Una stessa operazione può avere implicazioni differenti a seconda della struttura dell’impresa, della situazione finanziaria, degli obiettivi del cliente o dei soci che compongono la società. È proprio in questa capacità di valutazione che continua a risiedere il valore del giudizio umano.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale pone inoltre un tema di responsabilità professionale. Gli strumenti digitali possono generare contenuti apparentemente corretti, ma non sempre aggiornati o coerenti con il caso concreto, a volte possono essere anche del tutto sbagliati. Il rischio non è soltanto l’errore tecnico, ma anche l’affidamento acritico a risultati elaborati automaticamente.
Per questo motivo, l’intelligenza artificiale dovrebbe essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto dell’attività professionale, noi commercialisti dovremo comunque continuare a studiare ed aggiornarci. Automatizzare alcune operazioni può consentire di dedicare più tempo all’analisi, alla consulenza e al rapporto con il cliente, aspetti che difficilmente possono essere replicati da un sistema automatizzato.
Ma non bisogna dimenticare neppure le qualità umane: ascolto, comprensione, capacità di rassicurare e, talvolta, anche un semplice sorriso. Nell’esercizio della professione ci si trova spesso ad affiancare persone che attraversano momenti difficili, crisi economiche o personali, assumendo anche un ruolo di sostegno che nessuna tecnologia può sostituire.
Più l’elaborazione tecnica diventerà automatizzabile, più emergerà il valore delle capacità che nessun software può replicare completamente: esperienza, responsabilità, equilibrio e sensibilità umana.
L’intelligenza artificiale può assistere nell’analisi dei dati, ma il compito di valutare, decidere e comprendere le persone rimane necessariamente umano.
