Meno burocrazia per più energia

L’aumento della produzione passa da  regole semplici e meno lacci Ue

La ricetta per lo sviluppo passa da investimenti veloci in fonti rinnovabili e batterie

Bruno Marrone

Il caro energia continua a rappresentare una delle principali sfide economiche e industriali per l’Italia, soprattutto in una fase caratterizzata da caldo record, crescita dei consumi e necessità di accelerare la transizione verso un sistema energetico più sostenibile.

Il tema è stato al centro del Cnpr forum “Caldo record, energia al banco di prova per un futuro sostenibile”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca, che ha riunito esponenti politici e professionisti del settore per confrontarsi sulle strategie necessarie a rafforzare la competitività del Paese e ridurre il peso delle bollette su famiglie e imprese.

Secondo Andrea Barabotti (Lega) la priorità è aumentare l’offerta di energia, soprattutto quella prodotta da fonti rinnovabili. “Il prezzo dell’energia si determina in una logica di mercato – ha spiegato – e per questo dobbiamo incrementare la produzione nazionale, riducendo al tempo stesso la volatilità del sistema”. Barabotti ha ricordato come il governo sia intervenuto con il recente decreto bollette per incentivare i contratti a lungo termine e con un testo unico finalizzato a semplificare le procedure amministrative per la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili. “Bisogna eliminare i colli di bottiglia presenti a livello territoriale e fornire agli enti locali strumenti più rapidi ed efficaci per autorizzare gli investimenti”, ha aggiunto.

Andrea Barabotti (Lega)

Sul peso del costo dell’energia per il sistema produttivo italiano si è soffermato Vito De Palma (Forza Italia): “Le nostre imprese, soprattutto quelle energivore, sostengono costi molto più elevati rispetto ai competitor europei, con effetti negativi sugli investimenti e sulla capacità di esportazione”, ha sottolineato. Secondo De Palma, serve una strategia energetica di lungo periodo basata sull’aumento della produzione nazionale, sul rafforzamento delle rinnovabili e dei sistemi di accumulo e su un’accelerazione dei processi autorizzativi. “Molti operatori pronti a investire nelle rinnovabili restano bloccati dalla burocrazia. Occorre individuare con chiarezza le aree idonee e introdurre tempi certi, sul modello delle Zes”, ha spiegato, ricordando anche che il Parlamento sta discutendo il tema del nucleare di nuova generazione come possibile elemento di stabilizzazione del sistema energetico nazionale.

Vito De Palma (Forza Italia)

Critico nei confronti dell’attuale strategia energetica del governo Angelo Bonelli (Avs): “L’Italia è ancora troppo dipendente dal gas e il prezzo marginale dell’energia non può continuare a essere determinato da questa fonte”, ha dichiarato. Bonelli ha evidenziato come una forte accelerazione delle rinnovabili potrebbe ridurre drasticamente la dipendenza energetica dall’estero. “Con 150 gigawatt prodotti da fonti rinnovabili potremmo sostituire circa 35 miliardi di metri cubi di gas, quasi il 50% del fabbisogno nazionale”, ha osservato. Per il parlamentare è fondamentale investire anche sulla modernizzazione delle reti, sulla digitalizzazione dei processi e sui sistemi di accumulo, indispensabili per garantire stabilità ed efficienza al sistema.

Angelo Bonelli (Avs)

Sulla necessità di puntare con decisione sulle energie pulite è intervenuta anche Emma Pavanelli (M5s): “Il costo dell’energia in Italia resta tra i più alti d’Europa e servono misure concrete”, ha spiegato. Tra le proposte avanzate dal M5s figurano l’eliminazione degli ostacoli normativi che rallentano le rinnovabili, il sostegno alle PMI per l’installazione di batterie di accumulo e il rafforzamento della rete energetica nazionale. Pavanelli ha inoltre evidenziato la necessità di coniugare sviluppo energetico e tutela del paesaggio, individuando aree specifiche per accelerare gli investimenti senza compromettere i territori di pregio storico e ambientale.

Emma Pavanelli (M5s)

Nel corso del confronto, moderato da Anna Maria Belforte, è intervenuto anche Mario Chiappuella (commercialista dell’Odcec di Massa Carrara), che ha richiamato l’attenzione sul ritardo accumulato dall’Italia nello sviluppo delle rinnovabili. “Circa 150 gigawatt di progetti restano bloccati tra autorizzazioni pendenti, contenziosi e opposizioni territoriali”, ha evidenziato. “Si tratta di una potenza superiore a due volte e mezzo il fabbisogno massimo elettrico del Paese. Uno stallo che non possiamo più permetterci”.

Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha indicato il modello spagnolo come possibile riferimento per l’Italia. “In Spagna stanno superando il prezzo unico nazionale dell’energia introducendo tariffe di zona che consentono ai territori con maggiore produzione da rinnovabili di beneficiare di costi più bassi”, ha spiegato. Longoni ha inoltre ricordato come, nei giorni di massimo caldo, le autorità spagnole incentivino smart working, autoconsumo energetico e installazione di impianti fotovoltaici con batterie di accumulo”.

* Il Tempo

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