Moda, settore calzaturiero italiano fatturato -2,7% nei primi tre mesi

Nei primi tre mesi del 2026, si registrano -85 imprese attive e -808 addetti nel settore dei produttori di calzature rispetto alla situazione registrata alla fine del 2025

Il settore delle calzature italiane ha iniziato il primo trimestre del 2026 con una situazione complicata. “Confermo le ansie sollevate dalle imprese nelle previsioni raccolte alla fine di gennaio scorso”, afferma Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici. “Il fatturato registra un calo del 2,7%, mentre l’export mostra segni di debolezza diffusa, con una diminuzione totale del -1,6% nei primi tre mesi e contrazioni ancora più significative nei mercati al di fuori dell’UE”.

In questo contesto, l’associazione aggiunge in una nota che il mercato interno ha visto un leggero miglioramento dei consumi, ma non è sufficiente a bilanciare il rallentamento sui mercati esteri, che restano il motore principale del settore. Le tensioni geopolitiche stanno esacerbando le difficoltà. La situazione globale conferma l’incertezza delle previsioni e porta a costi in aumento, rallentando anche le scelte di acquisto da parte dei nostri acquirenti. L’innalzamento dei costi delle materie prime e dell’energia rimane fonte di preoccupazione.

È essenziale adottare misure per supportare l’internazionalizzazione, migliorare la competitività e garantire la stabilità di un comparto che continua a essere cruciale per il Made in Italy.

A livello nazionale, Assocalzaturifici riporta segnali più positivi. Nel primo trimestre, le famiglie italiane hanno speso 1,28 miliardi di euro in calzature, con un incremento del 1,7% in valore e del 2,1% in volume rispetto al periodo di gennaio a marzo 2025. Questo successo è stato soprattutto trainato dalla vendita di scarpe da donna e sneakers, che insieme contribuiscono per il 41% alla spesa complessiva.

Secondo il rapporto congiunturale realizzato dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, le esportazioni, che costituiscono circa il 90% del fatturato totale del settore, stanno già mostrando segnali di difficoltà nei primi mesi dell’anno. Nel trimestre compreso tra gennaio e marzo, le esportazioni si attestano intorno ai 3 miliardi di euro, evidenziando una riduzione del 1,6% in valore e del 3,6% in volume rispetto al medesimo periodo del 2025.

Tra i partner europei, la Francia emerge come principale mercato per il Made in Italy calzaturiero, con un incremento del 6% in valore, nonostante una diminuzione del 3,6% nelle quantità, mentre la Germania ha subito un significativo calo del 10%.

Le tensioni internazionali influenzano negativamente i dati: le esportazioni verso il Medio Oriente segnano un -33%, con un crollo del 62% a marzo, in seguito all’inizio del conflitto. I dati indicano anche un calo del 21% verso i paesi dell’ex blocco sovietico, mentre gli Stati Uniti, impegnati nella questione dei dazi doganali aggiuntivi fin dalla primavera del 2025, segnalano una diminuzione del 7,4% in valore. Tuttavia, il saldo commerciale del settore si rafforza, raggiungendo i 1,3 miliardi di euro, con una crescita del 10,9% rispetto al 2025, grazie a un netto rallentamento delle importazioni, che sono scese del 9,5% in valore.

Persistono difficoltà riguardo la struttura produttiva e l’occupazione. Nei primi tre mesi del 2026, si registrano 85 imprese attive in meno e 808 lavoratori in meno tra i produttori di calzature, rispetto alla fine del 2025. L’utilizzo degli ammortizzatori sociali rimane elevato: nel settore della pelle, le ore di cassa integrazione, sebbene in calo del 40% rispetto ai picchi del 2025, si attestano su 6,2 milioni, ancora oltre tre volte i livelli pre-pandemia.

Ciro Di Pietro

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