Tre Grazie. Anzi 125+192+180 grazie

Rubrica “PARI E DIS-PARI”

di MICHELA BENNA*

Lettori e lettrici potrebbero stupirsi nel trovare un’opera di Canova in un articolo dedicato a temi economici e giuridici. Eppure è proprio l’arte, attraverso il linguaggio universale dei simboli, a offrire uno dei modi più efficaci per costruire connessioni, suscitare riflessioni e comprendere la complessità del presente.

Le Tre Grazie di Canova rappresentano Aglaia, simbolo di splendore, brillantezza, bellezza e gloria; Eufrosine, che richiama la gioia, il buon umore, la serenità dell’animo e la letizia; e Talia, il cui significato principale è “fiorire”, “germogliare”, “essere rigogliosa”, quindi prosperare. Insieme incarnano splendore, felicità e prosperità.

Le tre figure si assomigliano molto, sia nell’acconciatura sia nei lineamenti. Sono unite in un abbraccio così intenso da apparire quasi un’unica entità, strettamente intrecciate. È interessante osservare come il loro gioco di sguardi rimanga completamente chiuso all’interno del gruppo, senza coinvolgere lo spettatore.

Secondo la mitologia, le tre divinità donavano bellezza e felicità al mondo e all’intero genere umano. Canova, nelle Tre Grazie, riesce a rappresentare, attraverso gli sguardi e le carezze, un profondo simbolo di affetto familiare. La nudità delle figure non ha alcun significato erotico, ma esprime l’ideale di bellezza attraverso la perfezione armoniosa dei corpi. Le tre giovani sono inoltre cinte da un velo che rafforza ulteriormente il senso di unione creato dall’abbraccio della figura centrale.

Eufrosine (la Gioia), Aglaia (lo Splendore) e Talia (la Prosperità) sono state interpretate, secondo alcune letture simboliche, persino come rappresentazioni del Sole, di Giove e di Venere. Già in questa lettura simbolica emergono temi oggi strettamente collegati alla parità di genere: il valore della relazione, della cura, dell’armonia, della prosperità condivisa, della bellezza intesa non come semplice qualità estetica, ma come espressione di equilibrio, dignità e benessere collettivo. Elementi che ritroviamo, in forme diverse, anche nelle moderne politiche di inclusione e di pari opportunità.

Ebbene, si potrebbe sostenere che anche la UNI/PdR 125 sulla certificazione della parità di genere, la UNI/PdR 192 sulla conciliazione tra vita e lavoro e la UNI/PdR 180 sulla valutazione dell’impatto di genere delle misure legislative e dei programmi di investimento, sia ex ante sia ex post, costituiscano, a loro modo, tre moderne Grazie.

Anche queste “si abbracciano” reciprocamente, creando connessioni virtuose. Possono contribuire a generare splendore, prosperità e benessere per l’intera collettività. Così come nell’opera di Canova assume un ruolo centrale il valore dell’affetto familiare, nelle tre prassi UNI assume pari centralità l’equilibrio tra lavoro, famiglia, pari opportunità e sviluppo sostenibile. Le analogie sono numerose.

Si tratta di prassi di riferimento e non di norme cogenti. Tuttavia rappresentano strumenti di straordinaria importanza per imprese e organizzazioni che intendano partecipare a gare d’appalto, accedere a benefici e sgravi contributivi, migliorare la propria reputazione e rafforzare la propria competitività. Ma il loro valore più importante va ben oltre gli aspetti economici: contribuiscono a costruire organizzazioni più inclusive e a ridurre le discriminazioni, migliorando concretamente la qualità della vita delle persone.

Sebbene la UNI/PdR 180 sia rivolta principalmente alle pubbliche amministrazioni, è evidente che tutti i soggetti che operano con esse saranno progressivamente chiamati ad allinearsi ai principi che essa introduce.

La pubblica amministrazione, ad esempio, dovrà esplicitare nelle proprie procedure, circolari e regolamenti gli obiettivi relativi alla parità di genere; inserire nei bandi di gara i requisiti previsti dai commi 4 e 5 dell’articolo 47 del decreto-legge n. 77/2021; motivare adeguatamente eventuali deroghe; valorizzare la premialità derivante dal possesso della certificazione della parità di genere; monitorare le quote di finanziamenti a fondo perduto destinate alle imprese femminili; misurare gli investimenti dedicati alla formazione del personale sui temi della parità di genere e della valutazione dell’impatto di genere; nonché verificare le risorse destinate alle politiche di sostegno alla genitorialità.

È quindi evidente come l’intero tessuto economico che interagisce con la pubblica amministrazione sia destinato a essere coinvolto da questo cambiamento.

Le UNI/PdR 125 e 192 si inseriscono perfettamente, in un forte e simbolico abbraccio, all’interno di questo nuovo scenario.

Sono prassi che hanno anche un importante valore educativo. Nessuna organizzazione parte realmente da zero: esistono già sensibilità, esperienze e buone pratiche. Le prassi consentono però di dare loro metodo, continuità e misurabilità, accompagnando ogni realtà in un percorso di miglioramento continuo attraverso indicatori, monitoraggio e progressione dei risultati. È proprio questa cultura della misurazione che permette alle organizzazioni di crescere e di operare sempre meglio, trasformando principi e valori in risultati concreti.

* Consigliera d’Amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili

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