Mirandolina, l’imprenditrice e i capitali che sfuggono ai KPI

Rubrica “PARI E DIS-PARI”

di MICHELA BENNA*

Gli ESG, soprattutto nell’ambito Social, ci stanno insegnando che non tutto il valore di una azienda è scritto nei numeri. Una parte risiede nelle persone e nei capitali, anche invisibili che portano con sé.

Di capitale, ormai, parliamo continuamente. C’è il capitale economico, fatto di denaro e patrimonio; il capitale umano, costituito da conoscenze e competenze. Espressione spesso impropriamente utilizzata proprio per “valorizzare” il patrimonio rappresentato dalle persone che lavorano riducendo l’essere umano a risorsa produttiva in base al rendimento in grado di generare; il capitale sociale,  costituito dalla rete di relazioni, conoscenze e legami che una persona costruisce nel tempo e che può trasformarsi in sostegno, informazioni, opportunità e accesso a risorse altrimenti difficilmente raggiungibili; e il capitale culturale, che Pierre Bourdieu, grande antropologo e filosofo, ha reso fondamentale per comprendere quanto istruzione, linguaggio e codici culturali incidano sulla nostra posizione nella società.

Ma esistono risorse che utilizziamo continuamente senza essere abituati a chiamarle capitale. Due, in particolare, meritano attenzione: il capitale erotico e il capitale esperienziale.

La sociologa britannica Catherine Hakim, prima in uno studio del 2010 e poi nel libro Capitale erotico. Perché il fascino è importante, sostiene che bellezza, fascino, vitalità, eleganza, capacità relazionale e sex appeal costituiscano una vera risorsa personale. Non si tratta soltanto di ciò che la natura ci ha dato: almeno in parte questo capitale si costruisce e, soprattutto, può essere messo a frutto. Il fascino favorisce le relazioni e le relazioni possono tradursi in opportunità e vantaggi sociali, professionali o economici.

La tesi diventa controversa quando Hakim sostiene che le donne dispongano di un capitale erotico particolarmente richiesto dagli uomini e che il patriarcato abbia contribuito a censurarne l’utilizzo. Non è un caso che i regimi autoritari tendano, tra le prime cose, a esercitare il controllo sulle donne, limitandone la libertà, l’autonomia e persino la possibilità di disporre liberamente del proprio corpo e della propria immagine

La domanda, almeno in democrazia, è provocatoria: se è legittimo utilizzare intelligenza, istruzione, patrimonio e relazioni, perché dovrebbe essere meno legittimo utilizzare consapevolmente il fascino? E non riguarda certo soltanto le donne. Il fascino è un capitale anche maschile: quanti uomini hanno conservato ruoli apicali grazie al carisma esercitato sugli altri, nonostante bilanci, aziende e risultati avrebbero suggerito ben altro? Adam Neumann, dopo la clamorosa caduta di WeWork e la sua estromissione dalla società, è tornato a fondare un’impresa ottenendo per Flow un investimento iniziale di circa 350 milioni di dollari. Evidentemente anche la capacità di continuare a convincere gli altri può essere un capitale.

Meno noto è il capitale esperienziale, cioè quel patrimonio di conoscenze e capacità che deriva dall’esperienza vissuta. L’idea affonda le proprie radici negli studi sull’apprendimento dall’esperienza, tra cui quelli di David Kolb, mentre anche in Italia il concetto è stato applicato alla gestione d’impresa: Nunzio Casalino ha dedicato un volume alla valorizzazione delle risorse umane attraverso la gestione della conoscenza e del capitale esperienziale.

È proprio sul capitale esperienziale che emerge una delle eredità più persistenti della disuguaglianza: per secoli le donne sono state escluse dai luoghi del potere e, con essi, dalla possibilità di accumulare quella familiarità con la leadership, la negoziazione e la decisione che si impara soprattutto praticandole.

Mirandolina sembra possedere entrambi questi capitali. Nella Locandiera di Goldoni è innanzitutto un’imprenditrice. Gestisce la locanda, conosce il denaro e sa leggere le persone. Intorno a lei il Conte esibisce il capitale economico, il Marchese quello sociale e simbolico, il Cavaliere il privilegio maschile di chi si considera immune dalle donne. Un misogino dichiarato.

Mirandolina possiede invece un patrimonio più articolato: un’attività economica, una rete di relazioni, il fascino e l’esperienza della sua classe sociale.

Con il Cavaliere non ricorre a una seduzione banale. Prima lo osserva, comprende che la civetteria sarebbe inutile e costruisce la strategia più adatta alla sua personalità. Il fascino è lo strumento e l’esperienza di vita le permette di utilizzarlo al meglio. Quando però il gioco diventa pericoloso, sa anche fermarsi.

Sceglie infine Fabrizio, appartenente al suo stesso mondo, anziché trasformare il proprio fascino in un’ascesa sociale che potrebbe costarle l’autonomia. Perché amministrare bene i propri capitali significa anche capire quando non conviene convertirli e quando un vantaggio apparente rischia di trasformarsi in una perdita.

La grande Eleonora Duse rappresentò nel 1891 Mirandolina mettendo in scena il personaggio esaltandola in un “pensiero in azione” ricco di sfumature psicologiche.

Due secoli dopo, Lila Cerullo ed Elena Greco, le protagoniste de L’amica geniale di Elena Ferrante, mostrano un’altra combinazione di capitali. Elena studia, si laurea, scrive e accumula un capitale culturale riconosciuto. Lila lascia presto la scuola, ma impara incessantemente dalla vita: legge le persone, il lavoro, il denaro, la violenza e i rapporti di potere con un’intelligenza formidabile. Possiede un enorme capitale esperienziale, oltre che erotico.

Aggiungiamo allora anche questi capitali al nostro patrimonio personale. Impariamo a riconoscerli, coltivarli e accrescerli, perché possano tradursi in opportunità, vantaggi professionali ed economici e, perché no, nell’accesso ai ruoli apicali. Magari arriveremo persino al privilegio, finora prevalentemente maschile, di mandare in default qualche azienda, continuare a essere considerate visionarie e diventare un caso di studio del “failing up”: cadere, anche rovinosamente, e riuscire comunque a rialzarsi ottenendo nuovi incarichi, enormi risorse finanziarie e compensi a sei numeri.

*Consigliera d’Amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili

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