Pensione anticipata, la finestra mobile può spostare l’assegno al 2027

Pochi mesi di differenza nella maturazione dei requisiti possono modificare la decorrenza e l’importo della pensione anticipata.

Il motivo è la cosiddetta “finestra mobile”: il diritto viene maturato al raggiungimento dell’anzianità contributiva richiesta, ma l’assegno non viene corrisposto immediatamente.

Per la generalità dei lavoratori, dopo il perfezionamento del requisito contributivo devono trascorrere tre mesi prima della prima decorrenza utile. Sono previste regole differenti per alcune categorie, tra cui determinati dipendenti pubblici e il personale della scuola.

Per questo motivo, chi matura il diritto negli ultimi mesi del 2026 potrebbe ricevere la pensione soltanto nel 2027. La data esatta deve essere verificata sulla singola posizione assicurativa.

Il passaggio da un anno all’altro assume particolare importanza anche per il calcolo dell’assegno.

I coefficienti di trasformazione, utilizzati per convertire il montante contributivo accumulato in pensione, dipendono dall’età posseduta alla decorrenza e vengono aggiornati ogni due anni.

Alle pensioni decorrenti entro il 31 dicembre 2026 si applicano i coefficienti del biennio 2025-2026, entrati in vigore il 1° gennaio 2025.

Per le decorrenze dal 1° gennaio 2027 saranno invece utilizzati i nuovi parametri relativi al biennio 2027-2028.

Finché tali valori non saranno definiti ufficialmente, non è possibile stabilire con certezza se e in quale misura il cambiamento inciderà sui singoli assegni. Le eventuali simulazioni devono quindi essere considerate indicative.

Dal 2027 cambieranno anche i requisiti della pensione anticipata ordinaria. Fino alla fine del 2026 sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 1° gennaio 2027 servirà un mese in più: rispettivamente 42 anni e 11 mesi e 41 anni e 11 mesi.

È però necessario distinguere il momento in cui si acquisisce il diritto dalla data in cui parte materialmente il trattamento.

Chi raggiunge il requisito entro il 31 dicembre 2026 conserva le condizioni contributive previste per quell’anno, anche se la finestra rinvia la decorrenza al 2027. Chi lo perfeziona dal 1° gennaio successivo dovrà invece rispettare i nuovi requisiti.

Una decorrenza posticipata non determina automaticamente una pensione più bassa. Nel periodo aggiuntivo il lavoratore può continuare ad accumulare contributi e raggiungere un’età alla quale corrisponde un coefficiente più elevato.

Il risultato dipende dal montante individuale, dall’età, dal sistema di calcolo applicato e dai versamenti effettuati.

Per chi si avvicina alla pensione è quindi opportuno richiedere una verifica personalizzata all’INPS o a un patronato, evitando di basarsi soltanto su scadenze indicative: anche pochi giorni, insieme alla gestione previdenziale di appartenenza, possono incidere sulla prima decorrenza utile e sul calcolo definitivo dell’assegno.

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