Nella sanità è la libera professione a trainare l’occupazione. Ai primi cinque posti per livelli di occupabilità, ci sono profili che operano prevalentemente come liberi professionisti. Al contrario, agli ultimi cinque posti si trovano le professioni con contratti di lavoro prevalentemente dipendente. È quanto emerge dal rapporto sui dati di accesso ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, elaborato (come ogni anno) da Angelo Mastrillo, docente in organizzazione delle professioni sanitarie all’università di Bologna. «Analizzando in dettaglio», afferma Mastrillo, «le 22 professioni sanitarie sugli ultimi dati dei laureati 2017, si confermano per l’alto tasso di occupazione ai primi cinque posti terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva con 1’84,2%, audioprotesista con 1’84%, logopedista con 1’83,9%, educatore professionale e fisioterapista con 1’82,7%. Di fatto», continua il rapporto, «sono quasi tutti profili che operano prevalentemente come liberi professionisti, quindi professioni non toccate dal blocco delle assunzioni degli ultimi anni nel pubblico impiego». Di contro, agli ultimi cinque posti, fra il 51 e il 35%, «si trovano alcune professioni con rapporto di lavoro prevalentemente dipendente, come i dietisti (51%), seguiti dalle ostetriche (48,6% ), dai tecnici di audiometria (40,6% ), dai tecnici di fisiopatologia cardocircolatoria (38,2% ) e dai tecnici di laboratorio (35,2% ). Analizzando i dati sui corsi universitari, emerge che resta quasi invariato per il 2019 il numero delle domande di ammissione ai 22 corsi di laurea delle professioni sanitarie, con 79.155 richieste rispetto alle 79.450 dello scorso anno (- 0,4% ). Cresce il numero delle domande per i corsi di laurea magistrale a ciclo unico di medicina e chirurgia e di odontoiatria, da 90.806 dello scorso anno agli attuali 94.499. Il saldo dal 2017 al 2018, invece, era stato positivo del 2,4%.

FONTEItaliaOggi
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