La legge di Bilancio 2020, legge 160/2019, tiene fuori dalla spending review delle amministrazioni pubbliche le Casse di previdenza dei professionisti. Il comma 601 della legge 160 esclude, infatti, gli enti previdenziali privatizzati con il Digs 509/94 e quelli istituiti con il Digs 103/96 dalle norme sul risparmio previste per le pubbliche amministrazioni presenti nell’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato, individuate dairistat. Norme contenute noi commi dal 588 al 613. Si tratta di un’importante riconferma di un’attenzione già emersa con la legge 205/2017 (legge di Bilancio per il 2018), a cui la legge di Bilancio pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 304 del 30 dicembre scorso rimanda espressamente; per le Casse quindi resta in vigore quanto previsto dal l’articolo i, comma 183, della legge 205/2017 e cioè che alle Casse «a decorrere dall’anno 2020 non si applicano le norme di contenimento delle spese previste a carico degli altri soggetti inclusi nell’elenco Istat». La legge 160/2019 prevede anche pericolose novità per l’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani, chiamato ad affrontare la più grave crisi della sua storia. L’ente infatti sta risentendo pesantemente della crisi economica che ha colpito duramente l’editoria. In pochi anni si sono persi oltre 4mila posti di lavoro dipendente, fenomeno che sommato ai prepensionamenti fatti nei giornali e agli interventi a sostegno degli stati di crisi – l’Inpgi è l’unica Cassa privata sostitutiva dell’Ago (assicurazione generale obbligatoria) – ha portato i conti dell’istituto in profondo rosso (-169 milioni nel 2019 e -190 milioni nel 2020). La legge di Bilancio 2020, aprendo a un’altra tornata di prepensionamenti senza imporre l’assunzione di giornalisti non fa che aggravare una situazione già complicata, che però non sfugge al legislatore. Sia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria Andrea Martella (si veda l’intervento sul Sole 24 Ore del 31 dicembre), si sono impegnati ad avviare un tavolo di confronto con la categoria per trovare una soluzione. Un tavolo dove si parlerà anche dell’opzione “comunicatori”. Il presidente Inpgi Marina Macelloni da tempo chiede al Governo di ampliare la platea degli iscritti, unica strada possibile per consentire all’ente di sopravvivere. Il precedente Governo aveva anche legiferato in merito prevedendo l’ingresso dei comunicatori all’Inpgi dal 2023. Una soluzione che però si scontra con diverse difficoltà, le proteste dal mondo dei comunicatori e i tempi troppo dilatati rispetto alle necessità dell’ente. Ora l’esecutivo si è impegnato a cercare una soluzione, e non solo per l’Inpgi ma per l’intero settore, e ha riconfermato nel decreto milleproroghe fino al 30 giugno lo scudo anti commissariamento per l’Inpgi. Per i giornalisti il 2020 potrebbe essere l’anno della svolta.

FONTEIl Sole 24 Ore
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