Nei primi tre mesi dell’anno all’Inps sono arrivate poco più di 30mila nuove domande di pensionamento agevolato con Quota 100, ovvero con 62 anni di età e 38 di contributi come requisiti minimi. Le richieste portano il totale delle istanze presentate dall’inizio di questa sperimentazione triennale a 260.282. Rispetto al 2019, quando la media era di circa 20mila domande al mese, nei primi 90 giorni dell’anno la corsa a Quota 100 sembra essersi dimezzata. Ma il trend deve ora fare i conti con un contesto completamente nuovo, quello della quarantena anti-virus. L’anno scorso sono arrivate all’Inps 229mila domande e a metà gennaio ne risultavano accolte 150mila. Circa il 70% dei candidati quotisti l’anno scorso lavorava, il 13% era beneficiario di Naspi, il 10% risultava silente, il 4% contribuiva volontariamente, il 3% era in mobilità. A fine marzo le domande accolte sono salite a 181.881. Questi neo-pensionati sono nel 75,1% dei casi uomini e per il 27,7% sono ex dipendenti pubblici. La loro età media è di 64 anni e l’anticipo rispetto al pensionamento standard è in media di 24 mesi. Ora la crisi del Coronavirus potrebbe cambiare le carte in tavola. Alla ripresa delle attività molti lavoratori potrebbero trovarsi a fare i conti con un’azienda in crisi o imprevisti plani di ristrutturazione. E chi ha i numeri per scegliere un’uscita agevolata dal mercato del lavoro, sia pure controvoglia, potrebbe essere indotto a farlo. Itinerari Previdenziali, a gennaio, aveva ipotizzato per il 2020 e il 2021 adesioni accolte non superiori a 50mila l’anno considerando che circa l’8o% dei potenziali richiedenti avrà almeno il 65% della pensione calcolata con il metodo contributivo e con un anticipo fino a cinque anni perderebbero circa il 10% della pensione, senza considerare il limite imposto dal divieto di lavorare fino al raggiungimento dell’età di vecchiaia. Ma, come si diceva, ora le condizioni sono cambiate. Tra le domande in fase di valutazione oltre 12mila, se accolte, prevedono una pensione a decorrere da questo mese, mentre a settembre con l’apertura della “finestra” prevista per il pubblico impiego, le nuove decorrenze sarebbero 18.300. Dall’inizio del programma sono oltre 85mila le domande per Quota 100 arrivate dal settore pubblico, Inps ne ha accolte oltre 50mila, quelle respinte sono al momento 6.303. Stando alla legge di Bilancio del 2019, che ha istituito un fondo ad hoc per la “revisione del sistema pensionistico”, la maggiore spesa direna a finanziare Quota 100 è stata calcolata in 3,9 miliardi per il 2019; 8,3 miliardi nel 2020 e 8,6 miliardi nel 2021. In totale 20,8 miliardi. Una somma che è stara già ridimensionata al ribasso per effetto delle minori uscite rispetto a quanto preventivato sul primo anno. Secondo i calcoli effettuati dall’Ufficio parlamentare di bilancio, la spesa effettiva andrebbe ridotta di 1,2 miliardi nel 2019,2 miliardi 2020, e 1,3 miliardi nel 2021. In tal modo, il totale ammonterebbe a 2,6 miliardi nel 2019, 5,9 nel 2020, 7,0 nel 2021: dunque 15,3 miliardi. Se si sottraggono i 2,6 miliardi dello scorso anno, qualora si decidesse di sospendere oggi Quota 100 si potrebbero risparmiare circa 13 miliardi cumulati da qui al 2026. Pur considerando questa minore spesa, il costo cumulato dell’intero pacchetto di misure introdotte l’anno scorso oltre a Quota 100 ci sono Opzione donna, l’Ape sociale e il congelamento dei requisiti di anticipo rispetto alla speranza di vita – arriverà attorno ai 27 miliardi, secondo una stima di Itinerari Previdenziali. Gli oneri per lo Stato sono certamente elevati. E dovranno essere contemperati con quelli(imprevisti) degli ammortizzatori sociali attivati per la nuova crisi.

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