La conversione in legge del decreto Rilancio dovrà vedere il Parlamento molto impegnato per trovare i giusti correttivi ad una serie di ritardi e incongruenze che rischiano seriamente di vanificare lo sforzo fatto dal governo per dare sostegno a imprese, professionisti e famiglie. Questo è l’auspicio degli esperti contabili che lanciano un appello alla politica affinché dia ascolto a chi, come loro, ha un osservatorio privilegiato sull’impatto delle misure emergenziali nel tessuto sociale ed economico del Paese. “Entro il prossimo 30 giugno, – ammonisce Giuseppe Scolaro, Presidente dell’Istituto nazionale Esperti contabili – se non vi sarà una proroga, la metà delle risorse cui le imprese hanno accesso saranno riversate nelle casse dello Stato con afflussi previsti per 29,7 miliardi di euro. Una somma che stride con la necessità impellente di liquidità. Noi professionisti avremo difficoltà a far fronte a questa circostanza. Auspichiamo che ci sia una riconsiderazione di questa scadenza, nell’ottica della salvaguardia del bilancio pubblico, che consenta di aiutare anche le imprese”. Non sempre, dunque, gli effetti dei decreti sono riusciti a centrare l’obiettivo, come spiega Andrea Benetti, direttore dell’Istituto nazionale Esperti contabili: “Pensiamo a quando è stato presentato il decreto Cura Italia, con la previsione del bonus di 600 euro che in quei momenti di grande incertezza significavano molto per alcuni contribuenti e piccoli imprenditori. Un’opportunità che ben presto ha mostrato i suoi effetti distorsivi discriminando tra professionisti ordinistici e tutti gli altri, impedendo ai primi di accedere a questa forma di contribuzione con il risultato che proprio le fasce più deboli dei professionisti sono rimaste senza aiuti. Noi abbiamo approcciato con grande responsabilità questo ruolo di mediazione tra la produzione normativa e le esigenze dei nostri clienti. Dobbiamo essere orgogliosi perché la nostra cassa di previdenza si è trovata a gestire una situazione imprevista con grande tempestività ed efficacia. Ma adesso è giunto il momento di cambiare le cose con correttivi che non sono oltremodo rinviabili”. Far arrivare liquidità alle aziende, priorità riconosciuta a tutti i livelli politici e finanziari, sembra essere diventata una missione impossibile agli occhi di chi dovrebbe assistere le imprese in questa fase delicata. “Ci siamo trovati ad affrontare un’emergenza paragonabile quasi a quella sanitaria – ha dichiarato Luigi Capuozzo, Presidente dell’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili di Milano – Siamo stati trait d’union tra tutte le normative prodotte e la necessità di continuare a dare sostegno alle aziende. Abbiamo lavorato molto per dare sostegno ai nostri clienti che si trovano in serissima difficoltà. Molti di loro faranno fatica a riaprire. Anche solo per i 25mila euro ci sono state enormi difficoltà nonostante si trattasse di pratiche snelle. Le risposte delle banche sono arrivate con il contagocce, non dare neanche questi fondi mi sembra assurdo. Per non parlare dei finanziamenti sopra i 25mila euro per i quali le banche chiedono documentazioni spesso insostenibili. Difficile raccapezzarsi in questa situazione. Chiediamo al governo di sburocratizzare per consentirci di lavorare più velocemente ed efficacemente. Il rischio è la paralisi dell’Italia”. Un’opportunità di cambiamento viene invece sottolineata da Donato Montibello, consigliere d’amministrazione della Cassa di Previdenza dei Ragionieri, che punta tutto sullo slancio che lo ‘smart working’ può imprimere al sistema Italia: “Flessibilità, ambiente e fiducia nel rapporto di lavoro, sono tutti elementi che devono essere protagoniste della riorganizzazione del mondo dell’occupazione. Sono il carattere distintivo di un fenomeno che cambia le dinamiche sociali e lavorative. Cambia modo di vivere la società e la nostra comunità. Cambia concetto di luogo di lavoro. Cambia modo di approccio al lavoro”.

FONTEItaliaOggi
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