E’ uno slalom tra ricavi, cali di fatturato odi compensi. scadenze ed eccezioni quello che stanno affrontando i professionisti, ordinistici e non, per “agguantare” uno dei sostegni indirizzati a loro con i decreti Cura Italia. Liquidità e Rilancio. Sulla carta le misure non sono poche, come ha ricostruito IL Sole 24 Ore del lunedì: un pacchetto di 12 fra bonus, moratorie su mutui e finanziamenti già accesi, misure fiscali su affitti e sanificazione. Che scendono a 9, di fatto, considerando che i bonus 600 euro sono tre in tutto, ma con sei diverse varianti di platee e requisiti. Tutti sono ancora accessibili, tranne i 600 euro di marzo. È difficile quantificare quanto vale il pacchetto nell’insieme e quanto realmente può incassare a compensazione della crisi il singolo, proprio per via dei tanti requisiti e distinguo per l’accesso: lo dimostra la mappa a fianco che per ognuna delle 12 misure individua la platea dei potenziali destinatari e i requisiti di accesso. Anche questi ultimi del tutto differenti sia per le categorie (con i soli professionisti Inps che per i primi due mesi hanno avuto accesso incondizionato ai 600 euro) sia a seconda del mese di riferimento. Con maggio che subordinerà il bonus a una stretta sul fatturato. Ma attenzione non è detto neanche che sia così per tutti: per i professionisti ordinistici, infatti, sia sull’assegno che sui requisiti di accesso di maggio si brancola ancora nel buio. Di certo questi sostegni non sono ritenuti sufficienti per fronteggiare una crisi che nelle stime di Confprofessioni rischia di «espellere dal mercato oltre 500mila lavoratori indipendenti». L’organizzazione bolla i 600 euro come «un palliativo». Ma è una protesta corale di tutti gli Ordini quella andata in scena venerdì 19 giugno agli Stati generali nella giornata dedicata appunto alle professioni. «Le misure di sostegno all’economia e di contrasto alla crisi, varate dal Governo negli ultimi mesi, pur apprezzate – hanno spiegato al Governo i presidenti del Comitato unitario professioni, Marina Calderone, e della Rete professioni tecniche, Armando Zambrano – hanno attribuito a chi opera nella libera professione un’attenzione pressoché marginale o comunque insufficiente». Ancora peggiore il giudizio per i professionisti ordinistici «spesso esclusi da provvedimenti di supporto garantiti ad altre categorie di lavoratori, anche autonomi». A pesare più dì tutti è l’esclusione degli ordinistici dal contributo a fondo perduto, aperto invece ai “colleghi” iscritti all’Inps, o meglio, a quelli tra loro che non possono essere beneficiari – neanche in astratto del bonus 600 euro. Una discriminazione che Calderone e Zambrano sono tornati a chiedere di rimuovere la scorsa settimana, dopo che il primo tentativo di eliminarla con emendamenti al decreto Rilancio è fallito per il «No» del Governo. Il Governo ha lasciato uno spiraglio, riservandosi ulteriori verifiche. Mentre l’ammissione delle società tra professionisti ai contributi a fondo perduto crea, a detta sempre dei professionisti, una«incomprensibile» discriminazione. Soprattutto quando un professionista opera sia come singolo, dunque senza contributo, che come socio di una Stp (società ammessa al contributo). Le scadenze Nel labirinto dei requisiti, delle condizioni e delle limitazioni perii sostegno c’è una sola buona notizia: i tempi. Al momento, appunto solo i 600 euro di marzo non sono più accessibili. Stop dal 3 giugno alle domande; si è chiuso ieri anche l’ultimo termine concesso dall’Inps per chiedere il riesame di eventuali domande bocciate all’ente di previdenza ne sono arrivate oltre 3,7 milioni (non solo professionisti, anche artigiani e commercianti). Mentre l’ultimo bilancio Adepp per quanto riguarda gli ordinistici è di oltre 470mila bonus pagati a marzo a cui si aggiungono, 12.758 nuovi beneficiari per aprile (di cui 3.924 avvocati e 1,308 commercialisti). I 13mila in più sono il frutto dell’allargamento della platea: solo ad aprile infatti è caduto il tabù della iscrizione esclusiva a una sola Cassa. In tutto mezzo milione di professionisti; ma per aprile c’è ancora tempo fino all’8 luglio per la domanda. Mentre nessuna scadenza, invece, è fissata per i bonus Inps e Casse di maggio, che non sono ancora partiti e sono in attesa di istruzioni. Tempi poi più lunghi per il pacchetto «liquidità»: ancora fino a settembre si può chiedere alle banche la moratoria su mutui, prestiti e leasing già in corso, che riguarda le rate scadute o in scadenza fino al 30 settembre (compreso). Mentre c’è tempo fino alla fine dell’anno sia per bloccare il mutuo prima casa, sia per i prestiti con garanzia statale, che hanno appena incassato il via libera dalla Uè. Al sicuro quindi è l’innalzamento della somma da 25 a 30mila euro e l’allungamento a dieci anni della durata. Ancora più tempo poi per l’accesso alle misure fiscali. Sono due i tax credit di cui possono beneficiare i professionisti: quello per l’affitto dello studio e quello per la sanificazione. Entrambi pari ai 60% della spesa. Il credito sugli affitti riguardai canoni di marzo, aprile e maggio: le Entrate hanno chiarito che c’è tempo fino alla fine dell’anno per regolarizzare eventuali morosità senza perdere ii beneficio. Che, al contrario, si può usare anche subito in compensazione diretta, oppure cedere fino a tutto il 2021 o rinviare alla dichiarazione dei redditi del prossimo anno. 

FONTEIl Sole 24 Ore
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