Prestazioni di welfare più «leggere» da parte delle Casse previdenziali private a beneficio dei propri iscritti, giacché gli interventi assistenziali erogati «autonomamente» (inclusi quelli per dare lo «sprint» all’attività di studio, messa in difficoltà dall’avvento del Covid-19) non concorrerebbero alla formazione del reddito. E, perciò, uscirebbero dal «perimetro» dell’imposizione fiscale. È quel che si legge nell’emendamento stilato dai relatori come modifica al decreto rilancio (34/2020), i deputati Luigi Marattin (Iv), Fabio Melilli (Pd) e Carmelo Massimo Misiti (M5s), un’iniziativa che, a quanto si apprende, è frutto di un intenso confronto all’interno della maggioranza di governo e che va incontro alle (reiterate) richieste dell’Adepp, l’Associazione degli Enti pensionistici disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996, presieduta da Alberto Oliveti. E non è tutto, perché a questa ipotesi di correzione del testo, che consentirebbe agli associati alle Casse di godere di interventi finalizzati al «sostegno al reddito e di supporto all’attività professionale», come recita il testo, si affianca un altro progetto stimolato dalla componente renziana dell’alleanza che guida l’Esecutivo. «Ho presentato un emendamento orientato ad ottenere l’estensione della possibilità di accedere al contributo a fondo perduto anche alla platea degli iscritti alle Casse fino a 130 mila euro di fatturato. Sono un commercialista e, guardando alla mia realtà, credo che lavoro autonomo meriti la stessa attenzione riservata all’occupazione dipendente in questa fase emergenziale», riferisce l’onorevole Camillo D’Alessandro di Iv, che confida molto nell’azione del collega di partito Marattin, al fine di «non lasciare indietro i liberi professionisti» (visto che, secondo le stime degli Ordini, 2 su 10 sono a rischio espulsione dal mercato, si veda ItaliaOggi del 12 giugno 2020) in quello che «da più parti viene definito uno scenario post-bellico», i cui effetti negativi si stanno riverberando in ogni comparto produttivo. La chance che la «detassazione delle prestazioni» trovi spazio nel provvedimento al vaglio di Montecitorio, dunque, è sul tavolo. E, nel frattempo, continuano i versamenti relativi al «bonus» da 1.000 euro per i medici e dentisti da parte dell’Enpam: vi son «circa 93 mila domande evase», relative a quasi 60 mila «camici bianchi». In totale, la Cassa, al momento, per tale indennità, «interamente a suo carico, ha già eseguito pagamenti per circa 140 milioni». Ma, come lamentato dal vertice dell’Adepp e dell’Enpam, quel che grava è il «macigno» fiscale sulle misure di welfare. «Per ogni 1.000 euro che potremmo destinare ai professionisti, saremmo costretti a trattenerne almeno 200 da rigirare all’Erario». È per Oliveti «il paradosso di uno Stato che chiede la percentuale sugli aiuti che dovrebbe erogare esso stesso». 

FONTEItaliaOggi
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