Un paese bloccato e frenato dalla burocrazia. Fiumi di carte da compilare anche per le procedure più semplici, iter infiniti che rallentano le attività. Questo il quadro dell’Italia del 2020, reso ancor più evidente dall’emergenza Coronavirus. Un sistema eccessivamente burocratizzato come il nostro rallenta la velocità di ripresa del Paese, e inchioda tutte le attività professionali. Occorre semplificare le procedure, sburocratizzare il paese. E in questo fondamentale può essere il ruolo dei commercialisti.

 “In questi mesi i commercialisti e gli esperti contabili hanno mostrato uno spirito di adattamento estremo per aiutare il Paese. Siamo stati una guida per aziende e cittadini nel districarsi tra una miriade di provvedimenti del governo e delle regioni con decine di miliardi distribuiti a pioggia. Duole constatare che nessuno ci ha riconosciuto questo sforzo. Non siamo stati ascoltati in sede di preparazione dei decreti e non siamo nemmeno contemplati tra i destinatari delle misure. Il ministro Gualtieri ha sostenuto che siamo persone fisiche e non ne avevamo diritto dimenticando che i professionisti oggi sono equiparati alle imprese in diverse regioni del paese. La ritengo una vera e propria discriminazione” ha detto Giuseppe Diretto, presidente Unagraco, nel corso del Convegno nazionale “Trasparenza, privacy, anti-corruzione e anti-riciclaggio per le aziende e le Pubbliche Amministrazioni” organizzato dall’Unione nazionale commercialisti ed Esperti contabili (Unagraco).

“Noi però vogliamo continuare a essere motore trainante del Paese e per questo chiediamo aiuti concreti per le aziende nell’ottica di una strategia di risanamento complessiva. Chiediamo – ha aggiunto Diretto – un ruolo primario nella semplificazione che non può essere portata a buon fine senza di noi. Sburocratizzare deve essere la parola d’ordine”.

“Bisogna velocizzare la spesa pubblica e puntare al rafforzamento strutturale del Paese se vogliamo davvero far ripartire l’Italia. Per fare questo bisogna avviare un percorso di sburocratizzazione trovando un punto di equilibrio tra la deregulation totale e incondizionata, da un lato, e l’eccesso di controllo e burocrazia, dall’altro. Su questo tema il ruolo dei professionisti è determinante nel trovare gli elementi di mediazione con il legislatore e la magistratura. Al tempo stesso deve essere chiaro che la Pubblica Amministrazione ha il diritto di dettare i tempi e le priorità, di fare scelte che contemplino la qualità dei progetti e delle imprese, unita alle loro capacità di esprimere legalità e professionalità. Bisogna concentrarsi principalmente su questi aspetti rimanendo rigidi per ciò che attiene il rispetto delle leggi, ma prevedendo anche sistemi più elastici per la spesa pubblica che non obblighino a fare una gara d’appalto ogni volta, anche per cifre irrisorie”. Queste le proposte formulate dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, intervenuto nel corso del convegno.

“Il numero degli interventi della magistratura nelle gare pubbliche è pari al numero delle gare stesse – ha proseguito il presidente Emiliano – e così non si può andare avanti. Bisogna abbattere il contenzioso consentendo al privato di avere le giuste tutele, anche quelle risarcitorie quando è la pubblica amministrazione a sbagliare. I controlli a posteriori sulle imprese e sulle procedure generano incertezze e ritardi, meglio puntare su verifiche preventive. In Europa, ad esempio, esistono già elenchi di fornitori accreditati ai quali è possibile rivolgere la domanda di servizi o forniture perché già hanno subito un processo di controllo e valutazione, senza dover procedere ogni volta alla gara. Nulla vieta che di fronte a emergenze come quella che stiamo affrontando si proceda con norme apposite che, senza abdicare ai controlli, consentano di saltare alcune procedure abbattendo il rischio del contenzioso. Ritardi e opacità di alcuni sistemi spesso derivano dal fatto che c’è incertezza del diritto per cui l’attività degli operatori grava soprattutto sugli uffici legali piuttosto che su quelli tecnici. Di questo passo si è arrivati al fatto che l’azienda valida è quella che ha i migliori avvocati e commercialisti, e non i migliori tecnici. Uno squilibrio che va assolutamente ricomposto”.