i professionisti iscritti agli Ordini, almeno fino ad ora, restano esclusi dai contributi a fondo perduto. L’equiparazione alle Pmi, riconosciuta in Europa oramai da anni, non “convince” il ministero dell’Economia. Fanno eccezione le Stp, società tra professionisti, ammesse in quanto produttrici di reddito d’impresa, anche se l’attività svolta è la stessa.I professionisti iscritti alle Casse di previdenza, ma solo se dichiarano entrate non superiori a 50mila euro, possono richiedere il reddito di ultima istanza. L’assegno è a carico dello Stato ma viene anticipato dalle Casse che si occupano anche dell’erogazione. Sfiorano il mezzo milione (il numero esatto è 495.060) i professionisti che hanno presentato la richiesta al loro ente previdenziale per ottenere i 600 euro; per marzo e aprile sono stati già stanziati 580.195.200 euro (la domanda per la seconda tranche è stata presentata entro l’8 luglio, ma solo da coloro che non l’avevano presentata a marzo, in tutto 23.128 professionisti). Si è parlato in più occasioni di un terzo assegno di maggio che potrebbe essere di mille euro, ma i dettagli sul meccanismo di assegnazione non si conoscono ancora. L’assegno di 600 euro per i professionisti ha avuto un percorso ad ostacoli. Inizialmente non era stato previsto; poi, una volta riconosciuto, ha visto cambiare i requisiti in corso d’opera (per marzo sono stati esclusi coloro che erano iscritti a più di un ente di previdenza) costringendo gli interessati ad aggiornare la domanda già presentata. Ad aprile si è nuovamente intervenuti sui requisiti, non viene più richiesta l’iscrizione esclusiva a un solo ente previdenziale ma restano senza aiuto coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato o una pensione(esclusa l’invalidità). Inoltre, in merito ai giovani iscritti ci sono state una serie di incertezze poi risolte con la risposta a una Faq da parte del ministero del Lavoro, che ha chiarito che anche gli iscritti nel 2019 e nel 2020 hanno diritto all’aiuto. Il Dm 29 maggio relativo al bonus di aprile, però, precisa che i giovani devono essere iscritti alla Cassa entro il 23 febbraio, quindi gli iscritti dopo questa data hanno ottenuto il bonus di marzo ma non avrebbero diritto a quello dì aprile. Ma dato che l’erogazione del secondo bonus è stata automaticamente riconosciuta a chi lo aveva ottenuto a marzo i giovani che l’hanno percepito per errore potrebbero essere chiamati a restituirlo. Sono poi rimasti ancora senza risposta una serie di dubbi che l’Adepp, l’associazione delle Casse di previdenza dei professionisti aveva sollevato nella lettera inviata al ministero con il resoconto delle domande “aggiuntive” di aprile inviate entro il 21 giugno. Adepp chiedeva, ad esempio, conferma sia dell’esclusione degli iscritti dopo il 23 febbraio sia del reddito da considerare, a marzo era quello complessivo e ad aprile solo quello professionale. L’accredito di 600 euro viene erogato dallo Stato ma anticipato dalle Casse di previdenza, uno sforzo finanziario importante, dato che praticamente tutti gli enti a causa della pandemia hanno sospeso il versamento dei contributi riducendo la propria liquidità. Nell’arco di due mesi le Casse hanno anticipato oltre 580 milioni che ancora non sono stati loro restituiti; uno stallo che si dovrebbe sbloccare a breve, a quanto risulta al Sole 24 Ore è già arrivato il nullaosta dall’ufficio centrale del bilancio del Mef perla restituzione dei 283 milioni erogati a marzo. Alcune Casse hanno messo in campo interventi di welfare per i propri iscritti per fronteggiare l’emergenza, anche sotto forma di denaro, «ma purtroppo non siamo riusciti ad ottenere – ammette il presidente Adepp Alberto uliveti – che queste erogazioni siano esenti da imposte, come previsto per i 600 euro, in pratica ci troviamo a pagare una tassa sulla solidarietà».

FONTEIl Sole 24 Ore
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