Superato l’effetto dell’innalzamento dei requisiti anagrafici e contributivi scattato nel 2019, nei primi sei mesi 2020 sono ripartiti i pensionamenti di vecchiaia mentre hanno tirato il freno anticipi e anzianità. Lo rivelano le statistiche sui flussi di pensionamento Inps. Sul complesso delle gestioni le nuove pensioni di vecchiaia sono state 110mila, (compresi anche 34.379 nuovi assegni sociali). Guardando al Fondo lavoratori dipendenti, il più rilevante, il numero delle pensioni dì vecchiaia liquidate, con decorrenza gennaio-giugno, è stato pari a 34.823. Nello stesso periodo del 2019 furono 10.700. Per le pensioni delle donne l’incremento è ancora più forte: a 17.789 da 3.565; cinque volte tanto. Nei primi sei mesi dell’anno le donne hanno dato un distacco di 18 punti agli uomini nella corsa alla pensione, con una percentuale di nuove decorrenze che è passata da 96 a 114. A fine giugno le nuove pensioni in pagamento sono state 318.370, poco più della metà (55,4%) del totale dei nuovi pensionamenti avviati nell’intero 2019 (573-944)· Pin lento, come detto, il passo delle anzianità/anticipate, che si sono fermate a 97.673. La frenata delle uscite anticipatesi era già manifestata nel primo trimestre, a conferma del netto calo di domande per Quota 100, che avevano gonfiato questo canale di uscita nel 2019 (204-741 anticipi). Le età medie alta decorrenza delle nuove pensioni di vecchiaia per il Fondo lavoratori dipendenti è stata di 67 anni. Per gli anticipi è stata di 61 anni e 4 mesi (61 anni per le donne). Il dato è inferiore di un anno rispetto all’età media degli anticipi 2019.