La crisi del Covid ha reso impellente la necessità di rendere più efficiente il nostro Paese. Una diagnosi su cui tutti concordano e che già in passato, con la stagnazione del sistema produttivo, veniva invocata. Ma il passaggio dalla diagnosi alla cura non si è mai verificato. Ci sono stati impegni solenni, c’è chi ha bruciato le leggi in piazza a mo’ di esempio, chi ha insediato task force. Non è cambiato una virgola. La frammentazione delle competenze che si accompagna al non coordinamento, la concorrenza tra organi istituzionali, la confusione delle regole sono ancora un totem intoccato, che impedisce intrapresa e concorrenza. A sei mesi dall’inizio del Covid e a conoscenza di un possibile (anche se non scontato) esito positivo del negoziato in sede Uè, non un progetto di riordino e di riforma è stato avviato. Non si tratta di sminuire la complessità della questione, ma ci sono provvedimenti che potrebbero essere approntati in pochi giorni e portati ad attuazione e che non hanno nulla a che fare col Recovery Fund. Sta alla capacità di governo intervenire, non ci sono alibi europei o di altra natura. Uno di questi provvedimenti, atteso da anni e incancrenito, è la riforma dell’Inps. La metastasi è apparsa evidente con la scarsa efficienza dimostrata dall’ente rispetto ai provvedimenti d’urgenza di sostegno a chi era colpito dalla crisi, tanto che è dovuto intervenire direttamente il ministero dell’Economia per tentare di tamponare le falle. E inutile cercare il responsabile nel presidente o in qualche funzionario. A non girare a dovere è il meccanismo della struttura. Ma avete mai sentito il presidente del Consiglio, il ministro dell’economia, i responsabili delle associazioni di categoria reclamare la riforma dell’Inps e porre una data entro la quale tagliare il traguardo del ridisegno dell’istituto? Si tratta di un esempio concreto (uno dei tanti) che smaschera le belle parole, le promesse, i proclami sulla semplificazione e il rilancio del Paese. Spiega Massimo Antichi, studioso dei sistemi previdenziali: «La poca funzionalità dell’Inps è determinata dalla numerosità degli organi che intervengono nel processo decisionale (ben sei), dalla loro pletoricità (35 componenti tra Consiglio di amministrazione, Consiglio di indirizzo e vigilanza e Collegio sindacale) e, soprattutto, dalla non sempre chiara separazione delle competenze tra i suoi organi di vertice». Si potrebbe partire da qui (se ci fosse la volontà) per semplificare, riformare, rilanciare.