Molti lavoratori autonomi hanno fatto fatica a ricevere il bonus che era loro destinato, anche tra chi è iscritto alle casse previdenziali private (come avvocati, ingegneri, giornalisti). Ma ora è possibile che ad alcuni di loro venga chiesto di restituire gli assegni di aprile e maggio. L’Agenzia delle Entrate infatti ha pubblicato a questo proposito una risposta su una domanda di chiarimento. L’Agenzia ha chiarito che anche i lavoratori autonomi che aderiscono al regime forfettario (un regime fiscale semplificato per gli autonomi con meno di 65mila euro di ricavi annui) devono calcolare la riduzione del fatturato per percepire il bonus attraverso la differenza tra compensi incassati e spese effettivamente sostenute. E non come hanno fatto finora, con le norme del forfettario. Cosa significa? Potrebbe essere una svolta importante per questa platea di lavoratori, perché potrebbe rappresentare un cambio delle regole in corsa. Fino a ora i lavoratori autonomi iscritti alle casse private che aderiscono al regime forfettario avevano chiesto il bonus – prima di 600 e poi 1000 euro – secondo le proprie regole. E quindi calcolando il fatturato secondo i principi del regime forfettario, che non richiede di presentare le ricevute delle spese lavorative ma applica una quota di costi uguale per tutti per semplificare la vita ai contribuenti. Ora invece secondo questa nuova interpretazione dell’Agenzia delle Entrate verrebbe loro richiesto di aderire al bonus solo se, calcolando le spese con ricevute alla mano, ne hanno diritto. Rischio restituzione? Non solo: secondo fonti dell’Adepp, l’Associazione degli enti previdenziali privati, esiste il rischio di ricalcolo anche per i bonus già incassati dai lavoratori autonomi forfettari. Quelli coinvolti sarebbero quelli di aprile e maggio. Con grosse difficoltà però, perché quei lavoratori non sono obbligati per legge a dichiarare i propri costi e potrebbero non aver conservato le ricevute delle spese dal 2018 a oggi. E anche l’Agenzia delle Entrate potrebbe avere le stesse difficoltà, in caso di controlli fiscali. Purtroppo non è possibile calcolare quante persone potrebbero essere toccate dal cambiamento. È probabile che solo chi si trova prossimo alla soglia di 50mila euro di fatturato potrebbe rischiare di dover restituire il bonus (o potrebbe riceverlo, secondo le nuove regole). Ciò che sappiamo è che i lavoratori autonomi iscritti alle casse private che hanno chiesto il “bonus Covid” sono stati quasi 500mila, ma quelli coinvolti sarebbero nettamente di meno. Secondo fonti dell’erario, non è ancora stato deciso se la nuova interpretazione comporterà nei prossimi mesi controlli per recuperare le somme, oppure no. Quello che viene precisato dall’Agenzia delle Entrate è che se la questione fosse stata ritenuta rilevante l’istituto avrebbe risposto con una risoluzione, e non attraverso un semplice interpello come è accaduto.