La pace fiscale tra Mef e commercialisti, che ha portato alla revoca dello sciopero, poggia sull’architrave della moratoria per i versamenti d’imposta. Una delle richieste arrivate con più forza da sindacati di categoria e dal Consiglio nazionale nelle scorse settimane per dare più fiato agli operatori economici messi a dura prova dalla crisi di liquidità successiva al lockdown e all’emergenza coronavirus. In pratica, come riportato anche nel comunicato pubblicato nella serata di ieri dal ministero dell’Economia, il Governo si impegna a presentare un emendamento al decreto Agosto (Dl 104/2020), ora all’esame in prima lettura del Senato, per consentire a chi ha saltato la scadenza prima del 20 luglio e poi del 20 agosto di versare le Imposte in autoliquidazione entro ÍJ 30 ottobre con la maggiorazione dello 0,8 percento. Una moratoria che però sarà riservata ai contribuenti che nel primo semestre 2020 hanno registrato un calo di fatturato e corrispettivi di almeno ii 33 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una scelta che, di fatto, va nel solco di quanto già previsto nel decreto (articolo 98) per gli acconti di fine novembre dei contribuenti peri quali sono stati approvati gli Isa; anche in questo caso un calo del fatturato del 33% consente di posticipare i versamenti in autoliquidazione al 30 aprile 2021. Norma per la quale è stato necessario trovare una copertura di 2,2 miliardi per l’anno in corso. Ma non è la sola novità in ambito fiscale destinata a materializzarsi durante la conversione del DI 104, per il quale lunedì 14 settembre è l’ultimo giorno per la presentazione degli emendamenti parlamentari in commissione Bilancio a Palazzo Madama. Nelle intenzioni dell’Esecutivo e della maggioranza l’ipotesi è di contingentare le proposte di modifica tra 400 e 500, anche perché la dote a disposizione di senatori e deputati si ferma ad appena 280 milioni di euro. Trai dossier già sul tavolo del Governo c’è la valutazione sullo spostamento ancora più avanti della ripresa della riscossione coattiva. Attualmente sia la notifica di nuove cartelle esattoriali sia i termini di versamento per quelle già consegnate prima dell’8 marzo sono congelati fino al 13 ottobre. Con un ulteriore sforzo finanziario, il Parlamento potrebbe convincere il Governo a rinviare la deadline attuale almeno al 30 novembre. Magari contando su una ripresa delle notifiche graduale e scaglionata nel tempo, in modo da evitare che 9 milioni di cartelle arrivino a contribuenti e imprese alla vigilia di Natale. Altro fronte da monitorare è quello della sospensione dell’imputazione in conto economico degli ammortamenti di beni materiali e immateriali da parte delle imprese particolarmente colpite dagli effetti del coronavirus in modo da non zavorrare l’esercizio 2020, pure in considerazione dei fondamentali per l’accesso al credito. Anche in questo caso un “gancio” nel testo attuale del decreto Agosto c’è già ed è rappresentato dalla rivalutazione dei beni aziendali al costo fiscale ultraridotto del 3 percento.

FONTEIl Sole 24 Ore
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