Con il decreto Cura Italia è stato previsto, per le aziende, il divieto di licenziamento dei propri dipendenti per giustificato motivo aggettivo. Tuttavia, dal 17 marzo, se ciò avviene per cause diverse, ¡L lavoratore ha diritto all’indennità Naspi (Nuova assicurazione sociale per L’impiego), ovvero un trattamento di sostegno al reddito destinato ai soggetti che hanno perso involontariamente il proprio lavoro; essa viene rilasciata dall’Inps, se sussistono i requisiti, a seguito alla presentazione della domanda. Gli unici soggetti non beneficiari di tale indennità sono i dipendenti a tempo indeterminato delle PA e gli operai agricoli. “La Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17793/2020 sottolinea Felice Colonna, consigliere d’Amministrazione della Cassa ragionieri – ha stabilito che nel caso di recesso datoriale illegittimo, l’indennità di disoccupazione sarà sempre dovuta al lavoratore, mentre quest’ultima viene meno solo successivamente alla ricostituzione del rapporto di lavoro (vale a dire che, L’indennità dovrà essere restituita all’Inps solo all’atto dell’effettiva reintegrazione nel posto di lavoro, poiché vi sarà il venir meno dei presupposti)’. Colonna evidenzia, altresì. come per “percepire l’indennità, non è necessario il definitivo licenziamento ed essa non è incompatibile con la volontà di impugnarlo in giudizio. Inoltre, se all’atto del recesso viene conferito al lavoratore un risarcimento, a titolo di danno patrimoniale, quest’ultimo non dovrà essere restituito” La volontà del dipendente ad impugnare giudizialmente ¡I provvedimento del datore di Lavoro altro non è che un diritto e non un obbligo, Nel ricorso in Cassazione è stato specificato che la mancata attuazione di quanto stabilito in sentenza dal giudice può essere dovuta solo ad inerzia dello stesso lavoratore 

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