Sbrogliare la matassa del rinvio (a causa della pandemia) dei versamenti contributivi deliberato dalle Casse di previdenza, cercando di ottenere «risposte certe e veloci» dai ministeri del lavoro e dell’economia, per venire incontro alle difficoltà degli iscritti. Ed avviare, nel contempo, «un ragionamento sulla sostenibilità post-Covid 19″, giacché l’orizzonte dei 50 anni d’equilibrio tra entrate e uscite imposto agli Enti dalla legge 214/2011 è «anacronistico», visto che, «con i cambiamenti che stanno avvenendo» nel mercato del lavoro, oltre che nella società, «siamo chiamati ad aiutare» le platee con un impegno finanziario che scavalca il concetto di «welfare attivo». E quel che il presidente dell’Adepp (l’Associazione dei 20 Istituti pensionistici dei professionisti) e dell’Enpam (medici ed odontoiatri) Alberto Oliveti ritiene ineludibile affrontare, suggerendo la rapida convocazione di un «tavolo tecnico e politico-istituzionale» cui sedersi insieme ai rappresentanti dei dicasteri vigilanti, a partire dal sottosegretario di via Veneto con delega agli Enti previdenziali Francesca Puglisi. «E indispensabile un’interlocuzione per una corretta interpretazione delle norme: oggi, a livello pubblico, siamo coperti soltanto dal decreto che ha consentito lo slittamento dei pagamenti di aprile e maggio (il cosiddetto «decreto rilancio», convertito nella legge 34/2020, ndr)», ma presso i ministeri stanno giacendo delle iniziative varate dalle Casse per il differimento dei termini nei mesi autunnali che «non hanno avuto risposta», così come altre (che prevedevano uno slittamento al 2021, o una riduzione della contribuzione, come nel caso dell’Enpacl, consulenti del lavoro) sono state respinte. E si attende l’esito dell’esame delle nuove versioni. Il dialogo, argomenta Oliveti conversando con ItaÌiaOggi, «dovrebbe portare alla definizione di un approccio comune al problema dell’approvazione delle delibere, senza andare più in ordine sparso. Del resto”, ricorda, «c’è già l’articolo 3, comma 3 del decreto legislativo 509/1994 (che, insieme al 103/1996, ha disciplinato gli Enti privati, ndr) che potrebbe esser usato», visto che fissa un limite temporale, trascorso il quale, se non vengono formulati rilievi ministeriali, vale una sorta di «silenzio assenso». Proprio oggi, peraltro, il Consiglio d’amministrazione dell’Enpam «proporrà una dilazione per il versamento dei contributi oltre il 30 settembre», e martedì, nel corso dell’Assemblea dell’Adepp, «chiederò ai colleghi presidenti lo stato dell’arte sulle delibere», con l’auspicio che il tavolo coi dicasteri possa riunirsi «prima possibile». Del resto, incalza, «la sentenza 7/2017 della Corte costituzionale (che accolse il ricorso della Cnpadc, dottori commercialisti, ritenendo illegittimo il taglio delle spese interne per girarne i proventi all’Erario, nell’ambito della «spending review», ndr) ha stabilito la nostra autonomia nel perseguimento della finalità pubblica. C’è, dunque, pari dignità tra noi privati e lo Stato. Ecco perché», conclude, «un confronto è inevitabile».