Il rilancio degli incentivi fiscali agli investimenti delle imprese nel programma che ora si chiama «Transizione X.o» , la rimodulazione dei programmi di investimenti pubblici anticipandone calendario sulla falsariga di quanto fatto ad agosto per gli enti locali, ma anche il taglio del cuneo fiscale con le decontribuzioni temporanee che potrebbero fare da apripista per la riforma fiscale più complessiva da avviare con legge delega (e da finanziare con risorse nazionali). Sono molti i filoni su cui la manovra potrà provare a fare da ponte verso l’attuazione del Recovery Pian . La spinta politica data dalla lettera ai ministri delle Finanze del vicepresidente della Commissione Dombrovskis e dal commissario all’Economia Gentiloni è chiara, e chiede di plasmare i programmi di bilancio sull’attuazione «degli investimenti e delle riforme» collegate alla Recovery and Resilience Facility. Il che significa avviare il prima possibile i piani di investimenti, ma anche gli interventi su fisco, Pa, lavoro e sostenibilità del sistema previdenziale indicati nelle Raccomandazioni 2019 e 2020 della Commissione. Altrettanto chiaro, però , è lo scarto temporale tra la fase di preparazione della legge di bilancio e l’avvio operativo del programma Next Generation Eu , che dovrebbe chiudere il proprio cantiere giuridico per gennaio salvo sorprese nella ricerca dell’intesa fra Commissione, Consiglio e Parlamento e nelle ratifiche dei diversi Parlamenti nazionali. E a gennaio, come confermato anche ieri dal ministro degli Affari europei Enzo Amendola, il governo conta di presentare la versione definitiva del Recovery plan italiano. ogni passaggio affronta problemi diversi. Il primo è il programma di bilancio scritto nella Nadef che sarà approvata la prossima settimana e nel Draft Budgetary Plan (Dbp) che i governi devono inviare allaCommissione entro il 15 ottobre. In quei documenti il Recovery Pian sarà in primo piano: la Nadef dovrebbe offrire una prima scansione temporale nell’utilizzo delle risorse, e il Dbp dovrebbe fare un passo in più disegnando una prima geografia della distribuzione degli investimenti nei diversi settori. Questi passaggi sono indispensabili al governo anche per indicare da subito un percorso di riduzione del debito che soprattutto nel 2022-2023 ha bisogno di una crescita più sostenuta di quella inerziale ipotizzabile “a legislazione vigente”. Per la manovra il compito di gestire un Programma che non è ancora giuridicamente definito è più delicato. Le soluzioni tecniche sul tappeto sono diverse, e variano a seconda degli interventi. Le ultime due manovre hanno avviato la tradizione di introdurre misure a scoppio ritardato, in genere da luglio, per problemi di risorse, ma sul piano formale sarebbe necessario prevedere meccanismi di affiancamento e sostituzione delle risorse italiane con quelle europee una volta diventate disponibili. In gioco potranno entrare inoltre meccanismi di subordinazione dell’efficacia delle misure al via libera europeo sul Recovery Plan , come accade normalmente alle norme nazionali che intrecciano le regole Ue sugli aiuti di Stato. Lo spazio fiscale appoggiato sui sussidi Ue potrebbe poi aprire a una riscrittura del calendario perdendone delle spese in contocapitale, che ogni manovra rimodula peri 15 anni successivi, anticipando al 2021-23 quote oggi previste più avana Ma per i singoli progetti specifici servirà la promozione comunitaria del Piano italiano.