Lo slittamento dei termini per i versamenti contributivi dei professionisti oltre il 31 dicembre 2020 «s’ha da fare», perché il quadro normativo, a causa dell’emergenza Coronavirus (e delle conseguenti «criticità sociali»), è inevitabilmente «mutato». E, pertanto, si prefigura un esito favorevole per gli atti delle Casse di previdenza che dispongono il differimento delle scadenze (e che finiranno sotto la lente d’ingrandimento dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia), visto che è attribuita agli Enti «la responsabilità dell’autonomia gestionale e deliberativa», a patto, però, non venga meno «il rispetto degli equilibri di bilancio che attengono all’ambito complessivo della spesa sociale sostenuta dal nostro Paese». È messa nero su bianco l’apertura del dicastero di via Veneto, contenuta in una lettera del direttore generale delle politiche previdenziali ed assicurative Concetta Ferrari, che interviene per fornire, come ha specificato lei stessa, «qualche indicazione in più» su una questione, quella del rinvio del pagamento dei contributi, che ha visto sia singoli Enti, sia l’Associazione che li riunisce (l’Adepp), invocare chiarimenti sull’effettiva possibilità di stabilire un rinvio dei termini, in virtù della propria autonomia regolamentare. Citato «un certo malcontento» che «serpeggia» per la mancata approvazione di delibere che spingevano i pagamenti al di là del 31 dicembre (ad aver incassato la bocciatura l’Enpad, la Cassa dei consulenti del lavoro, che aveva pure deciso un alleggerimento della contribuzione e che, a quanto si apprende, ha richiesto formalmente il riesame), si precisa che l’altolà è stato a suo tempo «conformato alla normativa emergenziale di carattere generale» che ha previsto col cosiddetto decreto «rilancio» (34/2020, convertito nella legge 77/2020) la proroga fino al 16 settembre di quest’anno dei versamenti tributari e contributivi sospesi. E, dunque, seppur fosse «ragionevolmente condivisibile» il fine del sostegno degli iscritti, lo scenario normativo non lo consentiva, recita la missiva di Ferrari che ieri, al tavolo della presentazione del I rapporto sul welfare dell’Adepp, ha dichiarato che «non c’è una deroga, ma può esserci un differimento» dei termini. Intanto, ha reso noto, «11 Enti non ci hanno spedito la rendicontazione» delle erogazioni da 600 e 1.000 euro per le indennità di aprile e maggio, perciò, sono invitate a provvedere «con la massima urgenza», per «poter ricevere, entro novembre, i rimborsi» statali. Al riconoscimento del sottosegretario al Lavoro Francesca Puglisi (Pd) per l’operato del comparto («investire 509 milioni nel welfare non è un fatto privato, è un atto di utilità sociale»), si unisce, come sollecitato dal presidente dell’Associazione Alberto Oliveti, la volontà di «valutare se il vincolo della sostenibilità a 50 anni ha ancora senso”, insieme al dialogo su investimenti e detassazione (come anticipato su ItaliaOggi del 19 settembre 2020), col plauso del presidente della Commissione di vigilanza sugli Enti previdenziali Sergio Puglia (M5s). «La sinergia tra Casse fa bene» per il numero uno della Cassa forense Nunzio Luciano, che ha menzionato la convenzione con Cassa depositi e prestiti (Cdp) per «un accesso al credito vantaggioso» per i professionisti i cui guadagni, s’è inserito il vertice della Cnpadc (dottori commercialisti) Walter Anedda, son più risicati di quanto si pensi: «II reddito medio della mia categoria si aggira sui 67 mila euro», ma quello «mediano» (ricavato prendendo la parte centrale di un elenco con in cima le entrate più elevate, in coda le più basse), ha scandito, invitando alla riflessione, è «di soli 30 mila».