L’inquadramento giuridico delle prestazioni di lavoro effettuate da familiari del datore di lavoro rischia di generare confusione, quando la prestazione può considerarsi gratuita? Secondo l’art 2094 c.c, rientra tra i prestatori di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a coLLaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore. Secondo la Cassazione, oltre alla condizione di dipendenza serve anche l’eterodirezione tra prestatore e datore di lavoro, Poiché è difficile valutare tali caratteristiche, esistono dei parametri che aiutano a stabilire più oggettivamente la natura di un rapporto di lavoro: come poteri direttivi, di controllo e disciplinari; retribuzione periodica, osservanza di un orario di Lavoro e necessità di concordare le ferie. Nella sentenza si legge, altresì, che nell’ambito di rapporto di lavoro tra familiari, la prestazione resa si presume gratuita, salvo il caso in cui vengano provati i suddetti elementi sintomatici tipici della subordinazione, “La circostanza che il lavoro sia reso da un familiare – spiega Felice Colonna, CdA della Cnpr – contribuisce a determinare in molti casi la natura occasionale della prestazione, così da escludere l’obbligo di iscrizione in capo al familiare. In alcune circostanze, inoltre, l’occasionalità può essere qualificata come regola generale da tenere conto in sede di verifica ispettiva”, “la presunzione di occasionalità è applicata nel caso di prestazioni di pensionati, parenti o affini dell’imprenditore, in veste di collaborazione gratuita, tale – conclude Colonna – da non richiedere iscrizione nella Gestione assicurativa ne da ricondurre alla subordinazione.