Lamorosità pesa come un macigno su tutte leCasse, ma su quelle più piccole rischia di creare danni irreparabili. Lo spiega Alberto Oliveti, presidente Adepp ed Enpam, commentando l’indagine realizzata dal Sole 24 Ore sui dati forniti dagli enti previdenziali professionali.

Presidente, le Casse continuano a perdere gettito per via della morosità degli iscritti. Come valuta questo “buco” da 4,6 miliardi?
È un dato significativo che dimostr acome nel campo del lavoro autonomo di tipo professionale e ordinistico la situazione non sia rosea. E che quindi perle Casse la sostenibilità sia fortemente inficiata da questa morosità. Secondo gli ultimi dati Covip nel 2019 le prime cinqueCasse (Enpam, Cassa forense, Inarcassa, Cnpadc, Enasarco, Enpaf, ndr) concentrano l’83,8% del saldo fra contributi e prestazioni: è evidente quindi che per tutte le altre le morosità sono esiziali per il flusso contributivo.

Quali sono i motivi?
Le ragioni sono ovviamente legate alle difficoltà che i professionisti vivono sul fronte delle proprie attività lavorative. Siamo di fronte a una crisi del lavoro importante: il nono rapporto Adepp dimostrava come il gap in termini di guadagni, geografia, generazioni e genere fosse un problema di gravi dimensioni. Certe Casse avevano subito un calo considerevole di introiti da lavoro con un saldo negativo tra contributi e prestazioni. Di qui la percezione che per sempre più professionisti le scadenze previdenziali siano l’ultimo dei loro pensieri. Percezione rafforzata da una sorta di confidenzialità con le Casse che porta a pensare che le scadenze, provenendo da colleghi, siano meno soggette a rigidità.

Ed è una percezione corretta?
Di certo non è sensata. Perché se è vero che paragonato al debito con le banche o con il proprietario di casa quello delle Casse rappresenta il ritardo meno sanzionato è anche vero che è l’unico versamento che assicura un salario differito: cioè la pensione.

Quali sono le conseguenze sulla pensione?
Le Casse non sono supportate dalla fiscalità generale: quindi, chi non versa non avrà diritto alla pensione. Oggi il problema delle Casse è di sostenere il lavoro. I mutamenti dal punto di vista lavorativo, il divario tecnologico e da ultimo l’inversione della piramide demografica sono, però. tutti fattori che creano difficoltà. E per complicare ulteriormente il quadro ora siamo alle prese con il Covid.

Che impatto avrà la pandemia su questa situazione?
Ciascuna Cassa sta valutando il quadro. Certo sarà una partita grossa da giocare.

Quali strategie pensate di attivare per contrastare la crisi?
Oltre alla sospensione di tutte le entrate contributive, abbiamo attivato esborsi con le logiche degli ammortizzatori sociali, costosissimi per le nostre finanze e in aggiunta attivato investimenti mirati che portino un ritorno almeno lavorativo per le categorie professionali. Inoltre abbiamo aperto un tavolo al ministero del Lavoro con la sottosegretaria Puglisi per individuare misure straordinarie per il welfare, la fiscalità di scopo, le valutazioni delle dilazioni che possano andare oltre al tetto dell’anno solare.

Risultati immediati?
È stato confermato che possiamo emanare delibere per la dilazione contributiva senza attendere l’ok dei ministeri vigilanti, in unregime di silenzio-assenso. Vedremo se nella pratica questo orientamento sarà attuato senza ostacoli.