Nel Ristori 3 contributi a fondo perduto anche per i professionisti e per le imprese che benché operativi abbiano subito un calo del fatturato. Rinvio delle dichiarazione dei redditi in scadenza il 30 novembre e una sorta di rottamazione per le procedure fallimentari. Sono questi alcuni dei capitoli che andranno a comporre il nuovo capitolo della serie Ristori, in dirittura nei prossimi giorni, che di fatto prende il posto del tradizionale collegato fiscale di accompagnamento della legge di bilancio. Il decreto Ristori 3 potrà peraltro essere l’occasione, si ragiona al ministero dell’economia, anche per valutazioni successive al 10 dicembre quando, dati del gettito e degli incassi alla mano, si valuterà se spingere ancora di più sull’acceleratore della rottamazione varando una vera e propria edizione quater accanto a una riapertura dei termini per le rate scadute della ter. Per quanto riguarda i nuovi indennizzi il decreto Ristori 3 cambia metodo. Si tratterà di indennizzi per quelle realtà che hanno continuato a operare, che si tratti di aziende o di studi professionali, ma che abbiano subito un calo del fatturato da calcolare su più mesi o addirittura sull’anno. Al momento si ragiona se il notevole calo richiesto per l’accesso agli indennizzi sia da riferire al periodo tra maggio e ottobre o su tutto l’anno. Il riferimento del calo di aprile del primo contributo a fondo perduto, come scritto più volte, è stato necessario per dare una accelerata ai nuovi indennizzi. Ora l’intervento è più di sistema si vuole riconoscere un ristoro a chi mantenendo aperto ha comunque avuto incassi falcidiati dall’epidemia di Covid-19. Per farlo dunque è necessaria la proiezione delle fatture trasmesse. Per i professionisti, e chi in generale non è in regime di fattura elettronica (forfettari), i tempi degli indennizzi potrebbero essere più lunghi di quelli attualmente garantiti in quanto i dati degli incassi seguono tempi diversi da quelli comunicati al Fisco per le e-fatture. Per avvocati, commercialisti e notai si tratta di un cambio di metodo dopo l’esperienza non felice dell’una tantum da 600 euro di marzo e aprile. Infine si riconosceranno indennizzi anche nella logica della filiera e non più per singoli codici Ateco e le misure potranno ampliarsi o restringersi negli importi tenendo conto anche delle ordinanze del ministero delle salute per lo stato di lockdown da applicare alle diverse regioni. I fondi per il decreto Ristori 3 dovrebbero essere ricavati da una correzione del tendenziale della nota di aggiornamento del documento economico e finanziario (Nadef) in quanto sono attesi incassi di gettito maggiori rispetto a quelli previsti e la modifica sarà impiegata per ampliare la platea. C’è poi il tema dello scostamento di bilancio che andrà a valere sul 2021 e oscilla su una forbice tra i 10 e i 20 mld. Si tratta di valutare se inserirlo nella legge di bilancio o se il decreto ristori 3 guarderà come interventi anche al 2021 sarà inserito nel decreto legge. Tra le aperture del governo c’è anche quella del rinvio dei termini per le dichiarazioni dei redditi in scadenza il prossimo 30 novembre. I dottori commercialisti hanno scritto una lettera al ministro dell’economia Roberto Gualtieri dove chiedevano uno slittamento dei termini per Unico con la stessa tempistica concessa per il modello 770, rinviato al 10 dicembre in considerazione anche che molti studi sono decimati tra casi di positività e quarantene. Infine si sta ragionando dove inserire il pacchetto di norme salva imprese fortemente voluto dal viceministro Laura Castelli. Le disposizioni sulla scia di quanto già approvato nel decreto Covid (si veda ItaliaOggi del 12/11/20) potrebbero essere inserite già nel decreto Ristori 3 o in legge di Bilancio. Si tratta in buona sostanza di un anticipo di alcune misure già previste nel codice delle crisi di impresa, e di un allungamento di alcuni termini relativi ai piani di risanamento e concordati. Mentre è ancora aperta la valutazione sulla possibilità di creare una procedura standard per i piani di risanamento sul tracciato di quanto accade per la rottamazione Una procedura che consenta la soddisfazione dei creditori senza dover ricorrere al professionista. Un qualcosa che sia intermedio tra un accordo di ristrutturazione e una procedura vera e propria. Intanto ieri in commissione finanze del Senato il governo ha presentato l’emendamento che fa confluire il testo del decreto Ristori 2 nel decreto Ri stori 1. La conversione in legge avverrà senza lasciare spazio alle modifiche parlamentari che si concentreranno nel Ristori 3. Per Giovanni Curro, membro della commissione finanze della camera M5S nell’ambito del decreto Ristori 3: «Si crei ora una task force permanente che coinvolga sia le associazioni di imprese, che necessitano e necessiteranno di un affiancamento costante, ma anche il settore bancario, soprattutto di carattere territoriale, che ha bisogno di essere liberato delle vecchie ingessature dimostratesi costose ed inefficaci. L’Italia non può commettere gli stessi errori del passato in tempi di crisi».