Riempire di (ulteriori) contenuti il «Jobs act del lavoro autonomo» (legge 81/2017), consentendo l’affidamento ai professionisti di funzioni della pubblica amministrazione (come autentiche di atti e certificazioni) e permettendo alle Casse previdenziali di attivare servizi integrativi di welfare. «Speriamo», dice il presidente dell’Adepp (Associazione degli Enti pensionistici privati) Alberto Oliveti, interpellato sulle deleghe in scadenza del provvedimento che vi «si possa dare attuazione», visto che «la sentenza della Corte costituzionale 7/2017 ci dice che abbiamo autonomia organizzativa, gestionale, finanziaria e previdenziale: se potessimo esercitarla, potremmo pensare di fare investimenti sul welfare per gli iscritti». Al nuovo governo, intanto, «poniamo il tema della doppia imposizione fiscale» delle Casse che, pur di primo pilastro, rammenta, hanno rendimenti «tassati al 26%». A lamentare la mancata convocazione del tavolo tecnico permanente sul lavoro autonomo al ministero di via Veneto è il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella: «Non se ne è fatto nulla», si rammarica, ad oltre un anno dal varo della legge che ne fissava l’istituzione, così come sugli sportelli per orientare gli autonomi nei Centri per l’impiego pubblici «i nostri tentativi sono falliti a causa della troppa burocrazia». La disciplina, vuole sottolineare, «ha, comunque, consentito l’entrata in vigore di tutele inedite. E dato più opportunità ai professionisti di accedere ai fondi europei, attraverso i bandi regionali».

FONTEItaliaOggi
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