Sussidi assistenziali per i professionisti, finanziati dalle rispettive Casse previdenziali, più «pesanti», perché alleggeriti dalla «zavorra» del prelievo fiscale (a beneficio dello Stato): è l’ipotesi che si sta facendo strada, nelle ultime ore, in ambito governativo. E che potrebbe essere inserita nel più recente provvedimento uscito da palazzo Chigi, ossia il Decreto Ristori «ter». La questione della tassazione che grava sugli Enti pensionistici privati, del resto, ammette il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in un colloquio con ItaliaOggi, «è un tema reale, che conosco bene» e che, nelle sue diverse derivazioni, «è assunto nell’agenda dell’Esecutivo», sebbene non se ne possano, adesso, «indicare i tempi di risoluzione». Il sentiero, però, si sta tracciando, visto che al tavolo tecnico, riunitosi tre giorni or sono (e che, si apprende, si aggiornerà «a breve»), tra i ministeri del Lavoro e dell’Economia e l’Adepp, l’Associazione delle Casse, il presidente dell’organismo Alberto Oliveti racconta che «è stata stabilita l’esigenza di scrivere i testi di alcune proposte», la prima delle quali riguarderà l’eliminazione dell’imposizione fiscale sulle misure di welfare indirizzate agli iscritti agU Enti, poi si affronterà pure l’idea di fissare un credito d’imposta per le operazioni contraddistinte da una immissione di risorse in settori strategici per lo sviluppo del Paese (già annunciata dal sottosegretario di via Veneto Francesca Puglisi, si veda ItaliaOggi del 19 settembre 2020). E, a seguire, un «cavallo di battaglia» del comparto, ovvero la richiesta di ottenere la tanto auspicata riduzione dal 26% al 20% della tassazione sui rendimenti finanziari, da anni esecrata dall’Adepp, che mal digerisce di dover subire il medesimo trattamento, per le operazioni finanziarie condotte, degli speculatori privati, considerato che con quei proventi vengono pagate le pensioni (di primo pilastro) e gli interventi assistenziali. Il progressivo incremento dell’aliquota sui ricavi da investimento delle Casse, avvenuto negli anni Duemila, contrasta con la quota di tributi carico della previdenza complementare, giacché ai Fondi pensione viene applicata un’aliquota fiscale pari al 20% degli utili maturati in ciascun periodo d’imposta, circostanza rimarcata pure da Baretta: «Stiamo facendo i calcoli e stiamo studiando» il sistema con cui agire, dichiara, «forse, anche nella Legge di Bilancio»». Quel che tiene a sottolineare, infine, è che il «nodo» della disparità di trattamento fra gli Enti professionali, che gestiscono forme previdenziali obbligatorie, e l’area delle prestazioni integrative è, insieme all’istanza sulla cancellazione delle tasse sulle iniziative di welfare, «una questione giusta, condivisibile». E, perciò, chiosa il rappresentante di via XX settembre, «non vi sono da parte mia ne obiezioni, ne pregiudizi».