Una proroga “soft” di tre anni dell’isopensione per lasciare aperta la possibilità di scivolo alternativa ai contratti d’espansione in versione rafforzata. E’ qualcosa di più di una semplice richiesta quella che arriva dalla maggioranza nel dibattito appena avviato alla Camera sulla legge di bilancio. Nell’elenco degli oltre 900 emendamenti alla manovra “segnalati” dai gruppi parlamentari rientra anche questa proposta del Pd. Che punta a prolungare fino a tutto il 2023 lo “strumento” (in scadenza il 31 dicembre di quest’anno) che consente di anticipare, in caso di crisi aziendale, fino a 7 anni l’età di pensionamento con oneri completamente a carico dell’impresa. Un vincolo, quest’ultimo, che ha reso fin qui non troppo appetibile l’isopensione, introdotta con durata quadriennale ai tempi della riforma Fornero. Ma non è escluso che quando il correttivo sarà messo in votazione in commissione Bilancio a Montecitorio (probabilmente la prossima settimana) possa scattare una spinta a suon di sub-emendamenti per agganciare questo meccanismo ad almeno due anni di Naspi e renderlo così meno oneroso per le aziende, sulla falsariga della proposta finita nelle scorse settimane sul tavolo del confronto sulla previdenza tra governo e sindacati. Un aggancio che, almeno per il momento, per le sue ricadute finanziarie non è visto di buon occhio dall’esecutivo. Che invece non sembra chiudere alla possibilità di una proroga soft. E proprio questo sarà uno dei nodi che dovrà essere sciolto nelle prossime ore Insieme a quello delle tutele, anche previdenziali, da garantire ai cosiddetti “lavoratori fragili” su cui è indirizzato più di un emendamento della maggioranza, e anche dell’opposizione, seppure con connotazioni diverse. Altri due emendamenti targati Pd riguardano invece l’Inpgi. la cassa di previdenza dei giornalisti. Si prevede con il primo la fiscalizzazione dell’intera spesa per ammortizzatori sociali che verrà sostenuta tra il 2021 e il 2025 dal’Istituto e, con U secondo, l’estensione anche agli iscritti a Inpgi degli sgravi e gli incentivi disposti per le altre categorie. Questi interventi impegnerebbero una spesa cumulato di circa 96 milioni nel prossimo quinquennio e vanno letti nella prospettiva di un futuro intervento più strutturale per ridare all’Istituto un equilibrio di bilancio capace di garantire la sostenibilità delle pensioni futuro. In ballo resta l’ipotesi di un trasferimento all’Inpgi di una platea di addetti alla comunicazione che hanno attualmente una posizione previdenziale in Inps. L’operazione è tutta da costruire e, in questa prospettiva, un terzo emendamento sposta al 30 aprile prossimo la data di scadenza entro la quale gli amministratori dell’Inpgi sono tenuti a presentare un piano di riassetto che ne scongiuri il commissariamento. Infine l’emendamento proposta dai Cinquestelle per favorire gli investimenti delle casse di previdenza privatizzate e dei fondi pensione in economia. Perii quinquennio a venire si punta su un credito di imposta del 40% (8% l’anno per cinque anni) degli investimenti in azioni, quote di partecipazione, obbligazioni e titoli di debito emessi da piccole e medie imprese. Le società selezionate per gli investimenti – che possono essere effettuati in forma diretta o indiretta – devono avere un numero di dipendenti non superiore a 230, oppure uno stato patrimoniale non superiore a 43 milioni o un fatturato non superiore a 50 milioni. Casse e Fondi pensione, nel rispetto delle norme che prevedono determinati vincoli e diversificazione dei portafogli di investimento, potranno dedicare fino al 2% dei loro attivi a questo obiettivo e non superare, su una singola azienda, i 10 milioni. Gli investimenti possono essere effettuati tramite OICR alternativi italiani o UE, fondi europei perii venture capitai (EuVECA), fondi di investimento europeo a lungo termine (ELTIF) e società di investimento semplice (SIS). La norma si completa conia previsione di istituire, entro sei mesi, un Osservatorio dedicato all’analisi, allo studio e alla pubblicazione di una relazione annuale su questa attività di investimento (se ne occuperanno Mef e ministero del Lavoro ed è prevista una collaborazione di Università e Covip).