In attesa dell’assegno unico per i figli previsto dal prossimo luglio anche per i lavoratori autonomi l’unico sostegno concreto alla genitorialità per i professionisti arriva dal welfare delle Casse privatizzate. Ma si tratta di un intervento disomogeneo, che ora peraltro deve “competere” con il necessario sostegno per la crisi da pandemia.
I contorni della misura prevista dal family act per tutti, professionisti compresi, sono ancora da definire. Non solo perché la novità è contenuta in un disegno di legge delega già approvato dalla Camera e che aspetta il via libera del Senato, ma anche perché saranno poi i decreti attuativi a definirne l’operatività. Intanto, però, la manovra 2021 stanzia 3 miliardi, che a regime dal 2022raddoppieranno, per garantire il debutto dell’assegno unico, che dovrebbe avvenire a luglio 2021. Da chiarire se la nuova misura prenderà la forma di un assegno vero e proprio o di una detrazione. Arriverà per ogni figlio fino a 21 anni, parametrata all’Isee familiare, con un massimo che potrebbe aggirarsi sui 200 euro mensili. Ma mentre per i lavoratori dipendenti l’assegno andrà a sostituire le attuali detrazioni familiari (con un rapporto costi/benefici da verificare caso per caso), per gli autonomi sarà davvero un debutto e dunque un vantaggio rispetto all’oggi.
Attualmente gran parte del peso degli interventi di welfare, compresi quelli per i figli, ricade sui bilanci delle Casse privatizzate. E di fatto sulle stesse spalle dei professionisti; perché a finanziare il sostegno attivo sono i prelievi sui contributi integrativi e soggettivi o i risparmi di gestione decisi in modo autonomo (e differente) da ogni ente: in tutto – calcola l’Adepp- una torta da.509 milioni di euro l’anno per oltre 1,6 milioni di iscritti. Da dividere però in tanti capitoli, di culla famiglia è solo una parte. L’offerta è per forza di cosa variegata, anche in virtù della platea disomogenea: sempre l’ultima indagine Adepp, in tema di famiglia ha evidenziato, ad esempio, che tra 15 Casse solo la metà riesce a offrire anche un bonus bebé per i primi anni di vita dei figli. Una varietà che si rispecchia anche fra gli otto enti tra area economico giuridica e primi per iscritti, selezionati dal Sole 24 Ore del Lunedì. L’indennità di maternità riconosduta si rifa al decreto 151 del 2001 e solitamente copre anche i casi di adozione e affidamento e di aborto spontaneo o terapeutico. È in gran parte autofinanziata con il contributo di maternità versato ogni anno da tutti gli iscritti. L’indennità è per tutti pari all’80% dei 5/12 del reddito dichiarato nel secondo anno precedente alla maternità, attualmente con un minimo di 5.093 euro e un massimo di 23469. Pur avendone la facoltà, nessuna delle Casse si discosta da questi binari. Qualcuna però prevede un assegno aggiuntivo. Così ad esempio la Cassa dottori commercialisti (Cdc) eroga un contributo alle neo-mamme, di cui l’annoscorso hanno beneficiato 695 professioniste (1.993 euro ciascuna). Da agosto è stato introdotto a contributo complementare all’indennità di maternità, per l’iscritta che percepisce la maternità da un altro ente. Infine, c’è il sostegno a chi deve interrompere la gravidanza entro i primi 60 giorni: nel 2019 ne hanno usufruito in 19, per un importo pro capite di 1.010 euro. Anche l’Enpam (medici) riconosce un sussidio-bambino da 1.011 euro, oltre all’indennità di maternità, che l’anno scorso è andato a 1073 medici con redditi sotto i 18mila euro su un totale di 2.344domande di maternità. L’ente copre anche le gravidanze a rischio con un indennità giornaliera per le donne costrette a sospendere il lavoro e offre un sussidio maternità anche alle studentesse del quinto anno di medicina. A chi ha redditi sotto i 60mila euro poi è riconosciuto anche un bonus bebé da 1500 euro l’anno nel primo anno dalla nascita. Un bonus per i nuovi nati è arrivato anche da Cassa forense lo scorso anno: mille euro a 1408 bambini. Le altre misure Sul resto degli interventi non risono forme di aiuto comuni a tutti gli enti, anche se esistono tre tipi di misure fatte proprie dalla maggior parte delle realtà; quelle per il sostegno agli studi, per far fronte alla disabilita di un figlio (fino a 2.200 euro per i notai) o per assistere gli orfani. In più Enpacl (consulenti del lavoro) ha pensato all’aggiornamento professionale durante la maternità. Ma il Covid ha costretto a rivedere in corsa anche molti di questi sostegni, già prima a volte insufficienti rispetto alle domande. Un caso su tutti; quest’anno Cassa forense non ha riproposto l’assegno per i nuovi nati. Da un lato per far fronte ad altre esigenze straordinarieCovid, dall’altro perché uno strumento simile, il bonus bebé, è arrivato in emergenza anche per i professionisti dallo Stato. Va detto però che la Cassa prevede nel 2021 quasi di raddoppiare i fondi per la genitorialità da 1,75 a 3 milioni di euro. In attesa che il Governo scopra le carte proprio sull’assegno unico anche per i professionisti.