La Legge di Bilancio per il 2021, che sta concludendo proprio in questi giorni il suo iter di approvazione in Parlamento, prevede alcune novità anche in ambito pensionistico. Non molte, poiché l’anno corrente è stato avaro in tutto, escluso COVID-19.

I requisiti per la pensione nel 2021

Mentre resta in vigore Quota 100, il cui triennio di sperimentazione andrà incontro a “naturale scadenza” al termine del 2021, vengono ulteriormente prorogati per un anno due istituti per il pensionamento anticipato, APE sociale e Opzione DonnaNessun cambiamento sostanziale riguarderà invece la platea dei beneficiari: scartata infatti per mancanza di risorse la richiesta delle parti sociali di un allargamento della platea anche ai cosiddetti “lavoratori fragili a rischio COVID”, è stata eliminata dallo schema definitivo della manovra finanziaria anche la proposta di estendere il beneficio ai soggetti che non hanno avuto accesso alla NaSPI dopo la cessazione involontaria del rapporto di lavoro subordinato.

Quadro consolidato, del resto, anche per i requisiti di accesso alle pensioni di vecchiaia e anticipata: per il trattamento di vecchiaia l’età minima è confermata in 67 anni e 20 di contribuzione, mentre per la pensione anticipata il requisito contributivo – indipendente dall’età – resta bloccato a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con decorrenza del primo rateo differita di 3 mesi dalla maturazione, sia per il settore privato che per quello pubblico. Tutto fermo anche sul versante della pensione anticipata riservata ai cosiddetti contributivi puri, ossia coloro che hanno iniziato a lavorare dopo l’1 gennaio 1996; per loro il varco della pensione si potrà aprire anche nel 2021 all’età di 64 anni, con 20 anni di contributi, ma solo a condizione di aver maturato al momento del pensionamento un importo pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Mantenuta poi anche l’opzione riservata ai precoci, vale a dire a i lavoratori che avevano già accumulato 12 mesi di contribuzione al compimento del diciannovesimo anno di età, cui è concesso di accedere alla pensione al raggiungimento dei 41 anni di copertura assicurativa, a prescindere dall’età anagrafica, purché rientranti in quelle categorie meritevoli di maggiore tutela individuate dalla legge (stato di disoccupazione involontaria, caregiver, invalidi civili al 74% o più, addetti a cosiddette attività gravose). Allo stesso modo, anche per gli addetti a mansioni usuranti e notturni vengono confermati i requisiti ridotti: nel 2021 l’uscita dal mondo di lavoro potrà quindi essere raggiunta con 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi ed il contestuale perfezionamento del quorum 97,6.

 

Contratti di espansione, isopensione e nona salvaguardia

Potenziati poi gli strumenti di uscita dei lavoratori senior. Opzione Donna e APE sociale non sono infatti gli unici istituti prorogati attraverso la manovra finanziaria: confermata anche per il 2021 l’isopensione in formato esteso da 4 a 7 anniNella pratica cioè uno scivolo che consente un anticipo dell’età pensionabile fino a 7 anni, a patto che l’impresa si impegni nel frattempo, e con oneri completamente a suo carico, a corrispondere per l’intero periodo che intercorre tra l’esodo e la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia un assegno di importo corrispondente a quello del trattamento di pensione maturato in base alle regole vigenti, sia essa di vecchiaia oppure anticipata.

Misura introdotta nel 2019, poi confermata anche nel 2020, è invece il contratto di espansione, che consente di gestire situazioni di crisi con esuberi strutturali di personale accompagnando, da una parte, alla pensione i dipendenti più anziani (che non distino più di 5 anni dalla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata) e, dall’altra, programmando l’assunzione di nuove professionalità e progetti formativi e di riqualificazione del personale già dipendente, che possono essere svolti anche tramite riduzioni temporanee dell’orario di lavoro: se nel 2020, lo strumento si rivolgeva alle sole aziende con almeno 1.000 dipendenti, per il prossimo anno se ne prevede un’estensione alle aziende – di tutti i settori – con almeno 500 dipendenti.

Con un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, la Legge di Bilancio per il 2021 viene poi incontro anche a circa 2.400 esodati – assicurati nel 2011 privi di occupazione o firmatari di accordi che già ne prevedevano l’uscita dal mercato del lavoro – che potranno beneficiare di una nuova salvaguardia, la nona dall’approvazione della legge Monti-Fornero. Verrà pertanto loro consentito di beneficiare delle vecchie disposizioni in materia di requisiti d’accesso e decorrenza della pensione, pur non avendo ancora maturato il diritto al trattamento pensionistico al momento dell’entrata in vigore della riforma.