A novembre Inps ha contato 250.660 pensioni concesse con i requisiti di “Quota 100”, un dato cumulato che comprende anche le domande accolte nel 2019, il primo della sperimentazione triennale, che si era chiuso con circa 155mila pensionamenti con i minimi di 62 anni e 38 di contributi. Le domande nel 2020 (all’appello manca solo dicembre) sono state 97.566, su un Cotale complessivo di 326.697(42.500 circa quelle respinte e 32.500 quelle ancora in istruttoria). Sono numeri molto al di sotto delle previsioni governative, che stimavano pensionamenti con “Quota 100” al ritmo di 300mila l’anno. Numeri che autorizzano calcoli sulle minori spese (per quest’anno Inps ha messo in bilancio 4,6 miliardi di uscite per “Quota 100” contro i 4,2 dell’anno appena concluso) ma che non consentono affatto di considerare “sotto controllo” l’extra-spesa innescata dal DI 4 del 2019, stimata dalla Ragioneria generale dello Stato in 41 miliardi tra il 2019 e il 2028. Vale innanzitutto ricordare che chi matura i requisiti per l’anticipo con “Quota 100” nel triennio ’19-’21 e finora ha scelto di restare in attività li potrà utilizzare anche dopo, aspetto non secondario da considerare in un anno in cui il mercato del lavoro pagherà il conto salatissimo del Covid-19 e nel corso del quale il legislatore dovrà adottare una soluzione per il dopo “Quota 100” comunque più penalizzante in termini di diritto al pensionamento anticipato. Per questo la partita con “Quota 100” è tutt’altro che chiusa. L’ufficio parlamentare di Bilancio lo aveva fatto notare già a fine 2019, in linea peraltro con le osservazioni sollevate dal la Commissione europea e dall’Ocse: il monitoraggio in corso di sperimentazione dirà solo una parte della verità, poi andrà considerato un effetto “soglia/discontinuità” e il saldo vero si farà solo a consuntivo. Al 15 dicembre le domande presentate per l’Ape sociale sono arrivate invece a 6.101 (di cui 4.161 da parte di disoccupaci; 1.801 donne, 2.360 uomini). È un dato parziale – non sappiamo quante di queste domande sono state accolte – ma vale segnalarlo perché è una delle due misure (l’altra è Opzione donna) che ha ottenuto una nuova proroga per il prossimo anno, con un’autorizzazione di spesa per 87,7 milioni quest’anno, 183,9 milioni nel 2022 e 162,8 nel 2023. La nuova proroga consentirà, a chi matura i requisiti entro il 2021, il pensionamento a 63 anni con 30 o 36 di contributi, a seconda di una serie predefinita di condizioni di difficoltà sociale o lavorativa. Intanto, a proposito di numeri che non sempre tornano, il 2021 si apre su una previsione di Bilancio Inps segnata da una situazione patrimoniale netta che torna negativa per 6,5 miliardi, contro i +13,7 miliardi registrati nel bilancio assestato 2020. II peggioramento di oltre 20 miliardi è frutto soprattutto delle misure eccezionali di sostegno al reddito messe in campo con la pandemia, in parte finanziate con la cassa dell’Istituto; le prestazioni Covid19 sono state finora pari a44 miliardi di cui 15,8 anticipati dall’Inps. Ma anche in questo caso, come per “Quota 100” si tratta di numeri da prendere con grande cautela per due ragioni. La prima: le misure di sostegno al reddito non sono ancora terminate (si parla di un nuovo scostamento di bilancio superiore ai 20 miliardi a breve). La seconda: le previsioni contabili Inps sono fatte a fine anno in base al quadro macroeconomico della Nadef di ottobre, che stimava per quest’anno un Pil in crescita del 6%. Le proiezioni Bankitalia di metà dicembre hanno ridimensionato il rimbalzo al 3,5% e l’evoluzione dei contagi non segna ancora un calo stabile e rassicurante. Per questo su “Quota 100” e sui saldi Inps è bene non abbassare la guardia. Un esempio per tutti? Guardiamo solo ai pensionati pubblici con “Quota 100”: sono 78.065 a fine novembre, contro i 121.320 dipendenti privati e i 51.293 lavoratori autonomi. Sono andati a carico di una gestione Inps che a fine 2020 contava 3 milioni 307mila e 400 attivi a fronte di 3 milioni 63mila pensionati, con un rapporto assicurati/pensionati di 1,08 che quest’anno scenderebbe a 1,07. Siamo quasi al sorpasso tra pensionaci e contribuenti su una gestione per la quale quest’anno è preventivato un disavanzo di 14,9 miliardi, in peggioramento di 1,2 rispetto al 2020. Chi scriverà le norme per il 2022 è avvisato.