Iscro anche agli iscritti alle casse degli enti professionali. La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo annuncia l’intenzione di “estendere, ampliare e rafforzare il sostegno al reddito” per i lavoratori autonomi, “migliorando la misura introdotta in via sperimentale in Manovra ed estendendola anche agli autonomi attualmente esclusi”. La misura è l’Iscro, il nuovo ammortizzatore sociale per gli autonomi in vigore da quest’anno, e finanziato solo per gli iscritti alla Gestione Separata dell’Inps.

Inoltre la ministra ha anche annunciato che nel prossimo Decreto Ristori, il 5,  verranno stanziate “maggiori risorse per garantire le categorie più colpite dalla pandemia”. E cioè proprio i lavoratori autonomi: “Chiederò perciò di rifinanziare il fondo istituito in legge di Bilancio, in modo da assicurare a quelli più esposti agli effetti della crisi un vero “anno bianco” contributivo”.

L’intervento dunque dovrebbe essere duplice. Da un lato torneranno i contributi a fondo perduto anche per gli autonomi, esclusi dai primi quattro decreti Ristori (ma che invece avevano ricevuto sostegni al reddito dai precedenti provvedimenti d’urgenza per la pandemia): l’intervento è facilitato stavolta dal fatto che non si accederà ai fondi stanziati dal governo attraverso i codici Ateco, ma semplicemente attraverso una verifica della perdita di fatturato, calcolata nell’arco dei primi sei mesi dell’anno e non più prendendo come riferimento un solo mese. Poi ci sarà per chi ha avuto maggiori problemi l’esonero dal versamento dei contributi, appunto, l’anno bianco. Al finanziamento di queste misure verrà riservata una parte dei fondi del decreto Ristori 5.

Mentre i fondi per estendere la nuova Iscro anche a medici, avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, tutti i professionisti che versano i contributi alle casse del proprio ordine, dovrebbero arrivare attraverso le stesse casse professionali, che però grazie all’intervento normativo del governo verrebbero notevolmente alleggerite del peso fiscale. C’è già un tavolo con i rappresentanti delle categorie: il prossimo appuntamento è previsto per il 19 gennaio.

“E’ un po’ più difficile mettere a punto un intervento unitario come l’Iscro per gli iscritti alle casse di previdenza degli enti, considerato che ognuna ha le proprie regole e  le proprie risorse – spiega Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni – E non si può pretendere che il nuovo ammortizzatore sociale venga finanziato dallo Stato, si tratta di una misura strutturale, non legata all’epidemia, a differenza dei contributi a fondo perduto. La strada è quella della riduzione del carico fiscale sulle casse, attraverso l’abolizione della doppia tassazione dei rendimenti delle Casse, che permetterebbe di liberare risorse consistenti da impiegare poi a sostegno del welfare dei professionisti”.

L’Iscro va attualmente alle partite Iva con un reddito autonomo che nel 2020 è stato inferiore al 50% della media dei redditi conseguiti nei tre anni precedenti, purché il reddito dello stesso 2020 non superi gli 8.145 euro.  E’ pari al 25% dell’ultimo reddito comunicato all’Agenzia delle Entrate.