Il superbonus del 110% per il risparmio energetico e le zone sismiche è una opportunità straordinaria. Lo dimostra anche il numero di quesiti che ogni giorno arrivano a ItaliaOggi. A chi non piacerebbe ristrutturare casa, migliorandone il rendimento energetico, o la struttura antisismica, a costo zero? Eppure non sta funzionando. Le pratiche presentate all’Enea a fine 2020 erano solo 200. Duecento su un patrimonio edilizio di decine di milioni di unità immobiliari potenzialmente interessate. Come mai? La causa principale sono la complessità desii adempimenti e gli ostacoli burocratici che nella maggior parte dei casi impediscono l’accesso al bonus. Secondo una stima empirica, che gira fra gli addetti ai lavori, meno del 20% dei sopralluoghi si conclude con la decisione di avviare la complessa procedura per la realizzazione dei lavori edilizi e l’accredito del superbonus. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona. L’impressione è che, a fronte di una generosità inaudita del legislatore, ben vista anche a Bruxelles, anche perché si inscrive nell’ideologia ambientalista, del risparmio energetico, della riduzione delle emissioni inquinanti, della qualificazione antisismica del patrimonio immobiliare, ci sia stato e continui a esserci un tentativo dell’apparato burocratico di mettere i bastoni tra le ruote a quella che viene vista come una operazione spericolata di politici irresponsabili, in grado di dissestare i conti pubblici. Non solo un utilizzo massiccio di questo credito d’imposta avrebbe un costo enorme per l’erario in termini di minor gettito nei prossimi cinque anni, ma in astratto ci sarebbe stato anche il pericolo che la copertura del superbonus venisse utilizzata per spericolate operazioni di ristrutturazione o di sanatoria di lavori abusivi fatti in precedenza. Oltretutto non è detto nemmeno che la necessità di fatturare tutto produca duraturi risultati nella lotta all’evasione perché, se tipologia di lavori non viene eseguita in nero per due o tre anni non significa che l’emersione si mantenga poi costante nel tempo o che contemporaneamente non aumenti il sommerso in altre tipologie di lavori prive del bonus. Sta di fatto che, nella partita in corso tra politici ambientalisti e zelanti burocrati, al momento stanno vincendo questi ultimi.