La pandemia ha (ri)mescolato le carte dell’assistenza erogata dalle Casse previdenziali ai propri iscritti, sovvertendo le (passate) priorità. E mettendo in gioco idee ed energie inedite (nonché risorse sostanziose) con l’intento di plasmare il «tradizionale» supporto per la cura della salute, della famiglia e della professione in un agglomerato di aiuti accomunati dall’esigenza di rendere il meno possibile gravosa la convivenza con il Covid-19. E quel che risulta dalla consueta inchiesta annuale di IO Lavoro dedicata alle iniziative di welfare condotte dagli Enti pensionistici privati, cui sono assicurati circa 1,5 milioni di lavoratori italiani, dei quali 513.882, nell’annualità precedente, si sono già visti accreditare sui conti correnti almeno una delle tre mensilità del «bonus» pubblico da 600/1.000 euro introdotto dal decreto «Cura Italia» (18/2020); un esito (quasi) scontato, quello della (generalizzata) messa a disposizione di denaro per coprire i costi della malattia, o della quarantena, considerando il prolungarsi dell’emergenza sanitaria ed economica nella Penisola, nel quale affiorano, tuttavia, modalità differenti per incentivare, nell’anno appena cominciato, le varie categorie ad affrontare le conseguenze del contagio e del «lockdown», sapendo di poter contare sull’apporto della propria Cassa d’appartenenza. Risaltano gli stanziamenti messi a «budget», nonché un aiuto cardine, con cui si mira a centrare il più possibile i bisogni della platea di associati: schierati in prima linea contro il Coronavirus, i medici, fa sapere l’Enpam, vedranno la quota dei finanziamenti per le misure di welfare toccare quota 86 milioni di euro, in uno scenario nel quale diversi sono stati i sostegni attivati, uno dei quali riguarda i familiari dei «camici bianchi» deceduti a causa della malattia infettiva, ai quali verrà riconosciuta una pensione «maggiorata» (verranno, infatti, aggiunti fino a 20 anni di contributi, per far sì che il trattamento che spetta a vedove e orfani sia calcolato sull’importo a cui il congiunto morto avrebbe avuto diritto al termine della propria carriera lavorativa), e che recentemente ha ottenuto il via libera dei ministeri vigilanti del Lavoro e dell’Economia. Ad attenderlo, invece, il «placet» dei due dicasteri per dare vita a una nuova iniziativa è l’Enpap (psicologi), che vorrebbe lanciare i contributi per «borse lavoro», piano sui cui l’Ente annuncia che stanzierà delle risorse pari a 5 milioni «per aiutare la nostra popolazione professionale a riprendersi, e per offrire alle comunità e ai cittadini un significativo aiuto» da parte degli iscritti. Il welfare che punta a favorire l’imbocco dell’uscita dalla crisi pandemica è, poi, al centro della strategia che vuoi portare a compimento l’Enpab (biologi), che assicura l’altolà ai (soli) fondi «a pioggia», che non incoraggiano la necessaria rivitalizzazione dell’attività lavorativa; tra le opportunità di cui si avvarranno i dottori commercialisti, volute dalla Cassa di categoria (Cdc), insieme ai bandi utili per dotarsi di strumenti informatici adeguati all’esecuzione di buona parte degli incarichi (anche) in «smart working», ci sarà la possibilità di fruire di un intervento, partito nel 2020, giacché si è deciso di replicare «anche per i prestiti ottenuti nel 2021 il contributo a supporto dei finanziamenti» richiesti (e le modalità per accedervi verranno presto rese note). -A beneficio dei farmacisti che, contratto il virus, fossero costretti a tirare giù la saracinesca, l’Enpafha fissato un contributo di «400 euro per ogni giornata di chiusura? dell’esercizio commerciale, mentre per fornire sostegno agli iscritti che manifestano problemi economici l’Enpad (consulenti del lavoro) sta utilizzando lo strumento delle «provvidenze straordinarie», che possono raggiungere la somma di 21 mila euro . E, infine, sui montanti contributivi dei periti industriali l’Eppi immetterà una inie zione di liquidità, giacché per «addolcire» gli «sfavorevoli effetti della pandemia sull’adeguatezza dei futuri assegni pensionistici», l’Ente ha stabilito di destinare risorse che oltrepasseranno gli 11 milioni. E che finiranno sui conti correnti previdenziali dei professionisti associati.