Una «mano tesa» da parte delle Casse previdenziali dei professionisti alle Istituzioni, mentre la pandemia è ancora in corso, per dar vita («magari, anche utilizzando meccanismi di partenariato pubblico-privato») ad investimenti in assi portanti per lo sviluppo del nostro Paese, ovvero in «infrastrutture fisiche, digitali e sociali». E, sempre con l’intento di risollevare le sorti nazionali, impiegando al meglio (anche) le risorse comunitarie, dal 2021 in avanti, il Consiglio nazionale dei commercialisti propone, tra le sue ricette, quella di recuperare (rivitalizzandola) l’esperienza dell’apprendistato, visto che «per il miglioramento» del versante occupazionale, si considera «utile valutare l’introduzione di un nuovo contratto a contenuto formativo per la riqualificazione di soggetti a rischio di esclusione dal mercato del lavoro», purché sia, però, «sostenuto da agevolazioni di tipo economico e normativo». E quanto espresso ieri pomeriggio, nella commissione Lavoro della Camera, nel corso di un ciclo di audizioni dedicate all’analisi dei capitoli del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) governativo. Per il presidente dell’Associazione degli 20 Enti pensionistici ed assistenziali privati (Adepp) Alberto Uliveti le direttrici del programma sono condivisibili: «Ci riconosciamo nelle sfide riguardanti digitalizzazione, innovazione e competitività», nonché «infrastrutture, istruzione-ricerca, inclusione e coesione e salute», ha premesso, sostenendo come l’azione portata avanti dal settore, impegnato nel supporto alle platee di associati (complessivamente pari ad oltre 1,6 milioni di soggetti), si rifletta sull’economia dello Stivale. Le Casse ambiscono ad esser «un po’ sgravate» dal duplice «peso» tributario (sulle prestazioni e sui rendimenti finanziari, in quest’ultimo caso con una percentuale del 26%, ndr), giacché con quei risparmi potrebbero sovvenzionare (ulteriori) iniziative di welfare; a pagare eventuali ammortizza tori sociali per i professionisti, ha ribadito Oliveti, dovrebbe esser «la fiscalità generale», così come, ha proseguito affrontando le linee del «Recovery pian», occorrerebbero «specifiche misure di riduzione degli oneri fiscali e amministrativi», specie a vantaggio della componente giovanile che intraprende la carriera, giacché i costi dell’avvio dello studio son spesso troppo elevati (e «quantificabili tra un minimo di euro 5.000 e un massimo di 75.000 e oltre»). I commercialisti, rappresentati nell’XI commissione di Montecitorio dal consigliere Roberto Cunsolo, hanno invocato per le donne azioni complementari in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, stimolando la contrattazione aziendale; positivo, poi, il ricorso allo «smart working» con l’emergenza Covid-19 in atto, tuttavia permangono «forti criticità», visto che senza accordi che disciplinino le modalità di svolgimento delle mansioni «sono aumentati i rischi di isolamento» degli addetti. Delusione, invece, per la «totale e disarmante assenza di ogni riferimento al lavoro di assistenza domiciliare» nel Piano è stata espressa ai parlamentari dal presidente dell’Associazione dei datori di lavoro del settore (Assindatcolf) Andrea Zini: le risorse potevano costituire «un’opportunità unica e, forse, irripetibile per riformare il settore del lavoro domestico, a cominciare dal sistema di tassazione a carico delle famiglie, che oggi consente solo parziali ed insufficienti forme di deduzioni dei costi». Il comparto è animato da due milioni di addetti, di cui soltanto 850.000 in regola, è stato precisato, infine , in prevalenza stranieri (il 70%) e di sesso femminile (oltre il 90% del totale).