Più che uno stress test, è stata una prova del fuoco. La pandemia scoppiata o per meglio dire conclamata a marzo 2020 ha condizionato pesantemente l’attività e le performance dei fondi pensione italiani, che hanno visto scendere i loro valori quota parallelamente all’andamento delle Borse. Ma se alcuni comparti hanno subito ribassi violenti, altri sono riusciti a compensare, almeno in parte, questa dinamica. La differenza l’ha fatta l’adozione di criteri di investimento Esg (environmental, social e governance) che negli ultimi anni si sono fatti largo all’interno delle strategie di investimento degli strumenti di previdenza complementare. In particolare di quelli negoziali, che hanno affrontato in varie forme la decisione di allocare i contributi dei proprio aderenti secondo criteri di sostenibilità. La pluralità di scelte adottate dai diversi fondi pensione (e la parzialità degli orizzonti temporali adottati) impedisce per ü momento di realizzare un quadro di insieme completo dell’efficacia delle scelte di sostenibilità. È possibile tuttavia raccogliere una serie di indicazioni interessanti, a partire dallo studio di Fabrizio Ferriani e Filippo Natoli della Banca d’Italia, i quali hanno analizzato le fasi a ridosso del picco di volatilità in occasione del lockdown. Dall’indagine emerge evidente il flusso di portafoglio in uscita dai titoli legati ai fossili e verso i titoli a maggiore capitalizzazione, considerati più resistenti agli urti dei mercati finanziari, e quelli maggiormente caratterizzati dal rispetto ambientale, più che sociale o di governance. Anche in termini quantitativi emergono segnali evidenti: Ferriano e Natoli hanno confrontato le performance dei findi orientati dai criteri Esg con la generalità degli strumenti, verificando come tra la fine di febbraio e l’inizio di aprile, i fondi sostenibili abbiano ridotto di almeno mezzo punto percentuale il ribasso delle loro performance, rispetto a tutti gli altri. Com’è noto, il primo trimestre del 2020, è stato caratterizzato da un violento sell off dei mercati finanziari complessivi: solo a marzo l’indice Eurostoxx ha ceduto oltre il 16% (dopo aver toccato un -28% il 18 marzo), mentre le Quotazioni del petrolio, che rispecchiavano le fosche prospetti ve dell’economia, sono crollate da 50 a 16 dollari al barile ad aprile. Inevitabili le performance negative anche dei fondi pensione, con i negoziali scesi in quel periodo del 5,2%, gli aperti del 7,5% e i Pip agganciati a fondi unit del 12,1%. Osservando singole categorie di comparti appare evidente la minore oscillazione, ad esempio, delle linee di un fondo come Prevaer, rivolto ai dipendenti delle aziende del trasporto aereo, che da anni ha inserito nel proprio benchmark le componenti di sostenibilità: mentre la media delle linee a maggior componente azionaria cedeva il 10,1% nel primo trimestre del 2020, il bilanciato azionario di Prevaer scendeva del 7,09%; analogamente la flessione del bilanciato si assestava a un -4,1% contro un – 6% medio de i fondi pensione. A far la differenza la forte frenata dei titoli legati all’energia o all’automotive e alla forza relativa dei titoli tecnologici, alcuni dei quali, come Microsoft , ben rappresentati negli indici Esg. D’altro canto, l’accelerazione dei mercati registrata nell’ultima parte dell’anno – trascinata dalle attese per la scoperta del vaccino e in particolare dai titoli farmaceutici -, non si è tradotta in un rialzo pedissequo delle performance delle gestioni previdenziali. Il che conferma il ruolo difensivo dei criteri di sostenibilità per le gestioni previdenziali. «La stabilizzazione del portafoglio prodotta dai criteri Esg per noie fondamentale – dice Marco Barlafante, direttore generale di Prevaer – perché è nei momenti di crisi che i lavoratori sono maggiormente portati a chiedere riscatti e anticipazioni e quindi la volatilità va compensata grazie ai fattori di sostenibilità in grado di ridurla al meglio. None ovviamente possibile pretendere una crescita uniforme dei valori quota dei fondi pensione, ma per chi come noi, de ve considerare nella massima attenzione le esigenze del degli iscritti, è importante ridurre la variabilità dei risultati». Discorso analogo per alcuni dei fondi pensione che hanno in vario modo inserito nelle proprie gestione criteri di selezione dei titoli sulla base della sostenibilità ambientale, sociale e di rispetto della governance: da Pegaso a Laborfonds passando da Fondapi e Fondoposte. sono diversi i negoziali che investono, alcuni da molti anni, secondo criteri Esg. L’adesione di queste strutture al Forum della Finanza Sostenibile certifica come il rispetto dei criteri di investimento sostenibile non sia scelta episodica ma strutturale per soggetti istituzionali che investono nel lungo termine e dunque in modo coerente con i criteri di rispetto Esg. Ma l’adozione dei criteri di sostenibilità non si traduce solamente nel selezionare nei benchmark i titoli che rispettino l’ormai noto acronimo su ambiente, società e governance. È il caso del maggior fondo pensione negoziale, ossia Cometa (metalmeccanici), cui aderiscono 4i4mila lavoratori per un patrimonio di circa 12 miliardi di euro. Il fondo è impegnato sul fronte della sostenibilità puntando in particolare sull’engagement,