Eventi formativi di almeno tre ore cadauno e specifica verbalizzazione delle riunioni a tale scopo in tutti gli studi professionali. Feedback annuale sull’attività formativa espletata, sul grado di preparazione raggiunto e sugli adempimenti svolti, da fornire all’ordine di appartenenza. Sono alcuni degli elementi caratterizzanti che emergono a seguito dell’informativa 48/2018 dello scorso 18/6 con la quale il Cndcec, quale organismo di autoregolamentazione (art. 11, dlgs 231/07), ha diffuso due documenti al fine di supportare le attività di promozione e controllo in tema antiriciclaggio sugli iscritti da parte degli Ordini territoriali. Si tratta del «Piano di formazione antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo» e «Antiriciclaggio: questionario per l’adempimento degli obblighi di vigilanza sugli iscritti». Il piano di formazione. Nel documento, di stimolo sia alla conoscenza di base della normativa antiriciclaggio che all’approfondimento delle regole tecniche emanate dal Cndcec da parte degli iscritti, si puntualizza la necessità di adozione di un adeguato programma formativo per gli studi professionali, tale da metterli in condizione, nelle varie fasi lavorative, di riconoscere, grazie ad una preparazione adeguata, completa e costantemente aggiornata, le eventuali anomalie e reagire prontamente segnalandole agli organi preposti. In particolare, il titolare dello studio e le Stp nell’arco di un anno dovranno organizzare eventi formativi, di durata non inferiore a tre ore ciascuno, per collaboratori e dipendenti, eventualmente aperti anche ai soci e/o agli associati, sufficienti a consentire una adeguata preparazione nella materia dell’antiriciclaggio. L’attività formativa potrà essere svolta sia dal titolare dello studio che abbia assolto agli obblighi formativi antiriciclaggio che da docenti esterni, esperti in materia. A ciascun partecipante dovrà essere fornito materiale didattico idoneo ad assicurare la normale consultazione anche durante le fasi di lavoro. Per ciascun evento formativo organizzato dovrà essere redatto apposito verbale che andrà conservato, a cura del titolare dello studio professionale, nel fascicolo antiriciclaggio per essere messo a disposizione degli organi di vigilanza a loro richiesta. Il questionario. Il secondo documento, è approntato per consentire agli Ordini territoriali di adempiere all’attività di controllo assegnata dall’art. 11 del dlgs 231/2007. Il questionario antiriciclaggio deve essere compilato con frequenza annuale da tutti gli iscritti all’Albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che svolgono attività professionale secondo quanto disposto dall’ordinamento professionale (digs 139/2005). Esso sarà recapitato dagli Ordini agli iscritti via Pec; la sua mancata compilazione prevede pena di valutazione disciplinare. Il suo contenuto è relativo all’organizzazione dello studio professionale, agli adempimenti antiriciclaggio svolti, all’adeguata verifica della clientela, alla conservazione documentale. In merito a quest’ultimo adempimento si richiede se il soggetto obbligato abbia adottato sistemi di conservazione nel rispetto della normativa sulla Privacy e se sia stato definito un modello organizzativo interno relativo a persone e strumenti inerente al sistema di conservazione adottato che assicuri una accessibilità completa e tempestiva ai dati, l’integrità delle informazioni, nonché la loro inalterabilità, la trasparenza, la completezza, la chiarezza e la storicità delle notizie. Oggetto dell’indagine a carico dei professionisti, inoltre, è lo svolgimento degli adempimenti di segnalazione delle operazioni sospette e le comunicazioni delle violazioni in tema di contante e titoli al portatore. Il questionario ha valenza interna e non può essere esibito a terzi per dimostrare aspetti in esso contenuti come elemento di prova.