Nel 2020 sono state aperte circa 464.700 nuove partite Iva, con un calo del 14,8% rispetto al 2019. Boom delle aperture operate da non residenti (+42,9%), che sarebbero connesse alla crescita del settore delle vendite online. Dati positivi per quanto riguarda invece le chiusure: infatti, l’anno scorso sono state cessate 320.435 partite iva rispetto alle 427.623 dell’anno precedente (-25% di chiusure). Quest’ultimo dato, però, potrebbe non essere rappresentativo della realtà dell’anno appena passato. E quanto emerge dall’analisi dell’osservatorio sulle partite Iva, pubblicato ieri dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il Mef riporta quindi corne nel corso del 2020 siano state aperte circa 464.700 nuove partite Iva, con una consistente diminuzione rispetto al 2019 (-14,8%). La distribuzione per natura giuridica mostra che il 72,2% delle partite Iva è stato aperto da persone fisiche, il 21% da società di capitali e solo il 3,4% da società di persone. Rispetto al 2019 la flessione di avviamenti è generalizzata: dalle società di persone (-19,5%), alle società di capitali (-16,3%) fino alle persone fisiche (-15,7%). «Si nota», fanno sapere dal Mef, «il forte aumento di partite Iva avviate da soggetti non residenti (+42,9%), connesso alla crescita del settore delle vendite on-line che presentava trend in aumento anche nel 2019». Numeri importanti anche per quanto riguarda il regime forfettario: lo scorso anno gli aderenti sono stati 215.563. con una flessione del 18% rispetto al 2019; nonostante questo, i forfettari rappresentano il 46,4% delle nuove aperture. Per quanto riguarda le persone fisiche, la ripartizione per sesso è stabile, con il 62,7% di aperture da parte di soggetti di sesso maschile. Il 48% delle nuove partite Iva è stato avviato da giovani fino a 35 anni e il 31% da soggetti nella classe 36-50 anni. «Il confronto con l’anno precedente mostra un calo di aperture crescente all’aumentare dell’età degli avvianti (dal -10% della classe più giovane al -25,3%% della più anziana). La distribuzione delle nuove aperture di partite Iva sulla base del paese di nascita evidenzia che il 17,1% degli avvianti è nato all’estero», si legge nel report. La classificazione per settore produttivo vede il commercio che continua a registrare il maggior numero di aperture di partite Iva (circa il 20% del totale), seguito dalle attività professionali Diritto (16,3%) e dall’agricoltura (10,8%). Rispetto al 2019, fra i settori principali solo la sanità risulta in attivo: +9,5%. Tutti gli altri comparti accusano consistenti flessioni di aperture: -34,1% per alloggio e ristorazione, -33,5% per attività sportive e d’intrattenimento e -24% per le manifatturiere. Diversamente dalle pubblicazioni precedenti, “in considerazione dell’eccezionalità del 2020», l’Osservatorio ha riportato alcuni cenni ai dati delle chiusure di partita Iva, che «normalmente non vengono esaminati perché non significativi da un punto di vista economico». Nel periodo gennaio-dicembre 2020, risultano 320.435 chiusure, rispetto alle 427.623 riscontrate nel corso del 2019. Pertanto, il dato del 2020, contrariamente all’atteso incremento delle chiusure per effetto della crisi economica generata dalla situazione sanitaria, mostra invece il 25% di chiusure in meno rispetto al 2019. «Questi dati sulle chiusure», avvertono dal Mef, «vanno comunque interpretati con cautela per tre motivi: 1) alcuni contribuenti potrebbero comunicare tardivamente l’avvenuta cessazione di attività nel 2020; 2) il dato del 2019 potrebbe comprendere alcune cessazioni d’ufficio operate dall’Agenzia delle entrate per non-operatività; 3) spesso il contribuente non ottempera all’obbligo di chiusura della partita Iva al momento della cessazione dell’attività».