La Guardia di finanza bussa alla porta dei professionisti tenuti agli obblighi antiriclaggio. L’obiettivo è di raccogliere dati e informazioni per potenziare lo scambio informativo nell’Unione europea. In applicazione del decreto legislativo 16 maggio 2018 n. 6o – in materia di cooperazione amministrativa nel settore fiscale – la Guardia di finanza si dota degli strumenti per ricercare e fornire tutte quelle informazioni richieste dai paesi dell’Ue in materia di contrasto al riddaggio. Così, dati e notizie potranno anche «essere richieste direttamente al professionista», il quale rischierà anche un «accertamento qualora emergano significative evidenze, sintomatiche di violazioni alle prescrizioni di cui al Dlgs 231/2007 (antiricidaggio, ndr)». La procedura è illustrata in una circolare del comando generale delle Fiamme gialle, che ha lo scopo di chiarire le modalità di accertamento e i termini entro cui questi potranno essere svolti in coordinamento con l’Agenzia dell’Entrate. «L’obiettivo è quel Controlli Antiriciclaggio, la Gdf chiede i dati agli studi professionali La Guardia di finanza bussa alla porta dei professionisti tenuti agli obblighi in materia di antiriciclaggio Ivan Cimmarusti —a pagina 20 Riciclaggio, Gdf abilitata a controllare gli studi lo di assicurare agli organi dell’Amministrazione finanziaria, la possibilità di attingere ai dati e alle informazioni raccolte e conservate dalle istituzioni finanziarie e dagli altri soggetti tenuti all’assolvimento degli obblighi antiriciclaggio (…) in funzione di una maggiore trasparenza delle operazioni finanziarie di cross-border e di una più incisiva azione di contrasto alle manovre evasive ed elusive di respiro ultranazionale». Verifiche più incisive, dunque, per incastrare alla giustizia tutti quei soggetti che pianificano illecite strategie di riciclaggio ed evasione fiscale nell’Unione europea e anche Stati uniti d’America. «La particolare procedura di scambio informazioni, nel porre in connessione la normativa fiscale e quella antiriciclaggio, rappresenta l’espressione di una nuova strategia di contrasto agli illeciti economico-finanziari tesa a rafforzare l’integrazione tra i presidi fiscali e quelli antiriciclaggio, che ha come substrato una più chiara percezione da parte della Comunità internazionale delle interrelazioni tra il fenomeno dell’evasione fiscale e quelli del riciclaggio e dell’autoriclaggio». Le verifiche, in particolare, riguarderanno richieste di informazioni formulate a decorrere dal 1° gennaio 2018. Alla Guardia finanza – che si potrà avvalere dei poteri istruttori in materia di accertamento delle imposte sui redditi – «è consentito», in collaborazione con l’Agenzia dell’Entrate, «l’accesso ai documenti, al dati e alle informazioni acquisite (anche dagli studi professionali, ndr) in assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela previsti dal decreto legislativo 231/2007 (antiriciclaggio, ndr)». La stessa nota del comando generale precisa i termini con cui potranno essere presentate richieste dal Paesi Ue: dovranno giungere «in via diretta alla Guardia di finanza ovvero trasmessa dall’agenzia dell’Entrate al Corpo». In questo documento dovrà essere indicato «l’oggetto della richiesta di cooperazione, con l’indicazione della tipologia di dati, informazioni e documenti (…) d’interesse per l’Autorità competente estera; le generalità del soggetto nazionale che detiene le informazioni ricercate; la generalità del soggetto o dei soggetti cui si riferisce la richiesta di cooperazione; le motivazioni alla base della richiesta dell’Autorità competente estera».

FONTEIl Sole 24 Ore
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