Spinto da una «crescita costante», il patrimonio delle Casse previdenziali punta a sfondare (entro il 2020) il «tetto» dei 100 miliardi di euro, dagli 85,3 attuali, già salito del 30% dal 2013. E i beni restano solidamente interrati nella Penisola, perché le risorse sono sì pari al 40% (un punto percentuale in meno del 2016), tuttavia, se alla quota impiegata in Italia vengono aggiunte altre voci, quali la liquidità, le polizze assicurative e le «altre attività» all’interno dei confini nazionali, anche se non investite, il patrimonio «made in Italy» assomma a circa il 57% del totale, e s’impenna al 75%, se si considera tutta l’Area euro. E quanto emerso dall’illustrazione, ieri, a palazzo Wedekind, a Roma, del III rapporto dell’Adepp (l’Associazione degli Enti previdenziali privati), occasione per citare il decreto sugli investimenti del settore «emanando», come lo ha definito il presidente Alberto Oliveti (giacché si tratta di una disciplina «congelata» da sette anni, di cui era prevista l’uscita dagli uffici del ministero dell’economia in base all’art. 14, comma 3, del decreto 98/2011, convertito nella legge 111/2011), di cui le Cacce restano in attesa, chiarendo, tuttavia, che dovrà esser «flessibile», per agevolare la realizzazione delle operazioni finanziarie senza «tetti», o «divieti», nonché un provvedimento non soggetto al codice degli appalti pubblici, perché «ci sembra limitativo» per entrare nel mercato degli investimenti. L’impiego delle risorse ha fruttato un rendimento, al netto delle imposte, pari a circa il 2,6% nella passata annualità. Salta all’occhio il decremento della componente immobiliare, laddove il valore degli edifici (direttamente e indirettamente detenuti) ammonta a circa 19,4 miliardi, quota in calo, rispetto al 2013, quando s’attestava al 29,7%, mentre lo scorso anno s’è ridotta al 22,7%. La presentazione del dossier ha permesso ad alcuni presidenti di rivendicare risultati raggiunti, nonché di sottoporre istanze al governo: per Nunzio Luciano (Cassa forense) va sostenuto il piano di una Cassa mutua sanitaria interprofessionale, per Mario Schiavon (Enpapi, infermieri) va rivista al ribasso la tassazione sui ricavi da investimento, nell’ottica di permettere agli Enti di «destinare risorse ai montanti degli iscritti, oltre la media quinquennale del pil», secondo Walter Anedda (Cnpadc, dottori commercialisti) «basilare» è l’autonomia delle Casse, per «preservare al meglio il risparmio» degli associati, mentre Felice Damiano Tomcelli (Enpap, psicologi), ha posto l’accento sull’importanza dei progetti a impatto sociale. Aperture al dialogo (ma nessuna promessa di intervento per ridurre il prelievo fiscale) da parte dei sottosegretari all’Economia e al Lavoro Laura Castelli e Claudio Durigon: l’esponente di via Veneto da un lato ha ribadito l’appoggio all’idea del Fondo di solidarietà fra Casse (si veda ItaliaOggi del 21 giugno 2018). E, dall’altro, ha confermato di voler inserire un emendamento in Legge di Bilancio per render gli enti più autonomi, «sgravando l’Inps da alcune attività».

FONTEItaliaOggi
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