La questione della fattura elettronica obbligatoria dal 01 gennaio 2019 in Italia sta assumendo connotati sempre più grotteschi.

Da un lato, il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy, che per la prima volta esercita il potere correttivo di avvertimento e investe del problema il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ponendo una forte preoccupazione circa il rischio di usi impropri da parte di terzi delle miriadi di dati estremamente sensibili quali quelli economici del Paese; dall’altro chi comunque preferisce proseguire in questa avventura per motivi di gettito o per altre ragioni non perfettamente comprensibili.

Il problema non è quello di essere o meno favorevoli alla digitalizzazione del Paese, aver o meno integrato e investito nelle procedure aziendali o di studio, chiedere un regime sanzionatorio “benevolo” per la prima fase di attuazione o ancora una introduzione graduale del nuovo adempimento. I problemi sono altri, e di carattere talmente elevato che inspiegabilmente sembrano rimanere sconosciuti anche agli addetti ai lavori, o ancor peggio ignorati, con l’obiettivo del solo gettito erariale, per far quadrare la manovra.

Le reali criticità in ordine alla privacy della nuova procedura, non sono costituite dai dati sanitari, o meglio, lo sono in minima parte, ma sono rappresentate dai dati economici di tutte le imprese Italiane, verosimile preda di soggetti privati che hanno l’obiettivo della gestione degli stessi per finalità totalmente estranee alla fattura elettronica.

“Come Associazione Nazionale Commercialisti,” dichiara il presidente Marco Cuchel “non vogliamo perdere di vista il vero punto dolente di tutta l’operazione, e cioè la fragilità del sistema circa la sicurezza dei dati. La nostra segnalazione al Garante della protezione dei dati personali, cui è seguito il noto provvedimento dell’Autorità nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, è centrata, non tanto e non solo sulla violazione dei dati attinenti alla sfera personale, ma, soprattutto, sul rischio che operatori economici privati, i quali si troveranno a gestire e custodire tutte le informazioni inerenti l’attività economica del Paese, fin nel minimo dettaglio, possano utilizzare impropriamente questi dati, mettendo a repentaglio l’economia nazionale”

Ci lascia sconcertati e amareggiati la posizione del Ministero che, da parte sua, afferma la necessità di proseguire senza indugi nel percorso intrapreso, stante necessità di non perdere il gettito previsto dall’introduzione della nuova normativa.

“Ancora una volta” prosegue Cuchel “sembra prevalere il gettito a questioni ben più importanti che dovrebbero avere la priorità in uno Stato di Diritto, quali la salvaguardia dei dati aziendali riguardanti anche i brevetti. Tutto l’impianto della fattura elettronica deve essere riconsideratoin quanto, ad oggi, non presenta un livello di sicurezza sufficiente. Riguardo a questo argomento dovrebbe essere di monito ciò che è successo in merito allo spesometro del 2017 , il cui sistema telematico per molti giorni ha permesso indebiti accessi, e su cui l’Agenzia ha dovuto riferire in Parlamento, e la più recente vicenda sulla sicurezza delle pec dei magistrati, sottoposte in questi giorni ad un attacco hacker”.

Vogliamo confidare che il buon senso prevalga, per questo apprezziamo particolarmente le parole del Presidente della Commissione Finanze al senato Alberto Bagnai, che ha dichiarato che sarebbe da irresponsabili trascurare le segnalazioni ricevute dalle Autorità indipendenti e dalle Associazioni di Categoria.

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