La riforma della disciplina sulla crisi d’impresa e, segnatamente, delle misure di allerta, trova nell’Organismo di composizione della crisi (Ocri) il suo momento di maggiore criticità. Fattori di successo dell’Ocri saranno, tra gli altri, la competenza professionale dei collegi che verranno nominati e il tempo che questi potranno dedicare ad ogni dossier. Sotto il profilo della competenza, il Codice prevede che le professionalità all’interno del collegio coprano gli ambiti aziendalistico, contabile e legale. Si tratta di competenze non diffuse, quali la capacità di rilevare la presenza e le cause della crisi, nonché le azioni per rimuoverle, valutando finanche la bancabilità delle proposte. A tal fine, il regime transitorio, in attesa della formazione dell’Albo di cui all’articolo 356, ammette i professionisti che abbiano svolto funzioni di commissario, attestatore o advisor in almeno tre procedure di concordato preventivo o in tre accordi di ristrutturazione: si tratta di un numero di procedure complessivamente non superiore a i4mila negli ultimi io anni, dal che è ragionevole attendersi che la platea dei professionisti interessati, anche allargando l’accesso ai loro collaboratori, potrebbe al più arrivare a 5-10mila soggetti. La domanda è se questo numero sia sufficiente ad affrontare l’onda di segnalazioni che ci si aspetta. Banca d’Italia, nel documento esibito nell’audizione presso la Commissione Giustizia del Senato, ha individuato tra 8 e 47mila i casi a rischio di segnalazione, e ciò a prescindere dalle segnalazioni esterne, stimate in non meno di i5 mila. È ben vero che i casi delle segnalazioni esterne probabilmente si sovrappongono a quelli delle segnalazioni interne, ma essi costituiscono comunque un floor al di sotto del quale non si può scendere; comunque, se l’allerta deve essere realmente tale, le situazioni di crisi dovrebbero essere intercettate prima che si siano accumulati i rilevanti scaduti oggetto delle segnalazioni esterne. E evidente allora che l’onda iniziale delle segnalazioni sarà più prossima ai 5omila casi che ai i5mila delle sole segnalazioni esterne. Può allora una platea di 5-io mila professionisti affrontare 50mila casi? Ciascun professionista della terna dovrebbe assumere inizialmente un numero di incarichi francamente eccessivo, non compatibile con l’esigenza di assicurare un efficace presidio. Smaltito lo stock iniziale, il flusso dei nuovi casi sarà invece agevolmente gestibile, anche auspicando una ragionevole diffusione delle professionalità occorrenti. Si tratta quindi di affrontare solo il momento di entrata in vigore della norma. Per farlo si potrebbe allargare la platea dei professionisti inizialmente coinvolti, con il rischio di compromettere il requisito della competenza. Oppure si potrebbe ridurre il numero dei casi segnalati, alzando la soglia di rilevanza degli indici; con il rischio, però, di un appiattimento sulle sole segnalazioni esterne, più prossime all’insolvenza che alla tempestiva rilevazione della crisi. In entrambi i casi l’inevitabile conseguenza sarebbe il fallimento delle misure di allerta. Si presenta però una terza via, che contempera le rappresentate opposte esigenze: limitare, in una prima fase applicativa, l’ambito delle imprese interessate mediante, così come già richiesto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, il differimento di almeno un anno dell’entrata in vigore della disdplina dell’Ocri per le piccole imprese, unitamente a quello al 2020 del conseguente obbligo di nomina degli organi interni di controllo nella piccola Srl, che pare stia generando un’onda di malessere presso le imprese. La soglia di rilevanza potrebbe essere opportunamente posta ad un livello intermedio tra l’attuale limite di fatturato per la nomina dei sindaci (di poco inferiore a 9 milioni di euro) e quello previsto di 2 milioni di euro. Ciò conterrebbe significativamente la prima ondata, che, dalle indagini svolte dagli operatori specializzati, ci si attende conti più casi e caratterizzati da una più elevata frequenza di indicatori anomali. Il che permetterà all’Ocri di sviluppare best practice di comportamento, a tutto beneficio della speditezza ed efficacia dei processi, alle piccole imprese a carattere familiare, di percepire l’esigenza di un cambio culturale, e, al sistema in generale, di superare coni fatti la diffidenza nei confronti di uno strumento, quello dell’Ocri, che ai più appare ostile.

FONTEIl Sole 24 Ore
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