Alla ricerca dei tavolo che non c’è. È quello sulle pensioni. Che può attendere, a differenza di ammortizzatori, politiche attive per il lavoro, smartworking e rider, considerate dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, le vere emergenze, nonostante la pressante richiesta dei sindacati di immediata apertura di un confronto sulla previdenza.Eppure il rischio-scalone di fine anno è ormai qualcosa di più di un semplice spauracchio. Anche perché continua a correre veloce il conto alla rovescia che porta stop della sperimentazione di Quota100. Ma evidentemente la previdenza si presenta un po’ come una delle spine nel fianco della vasta maggioranza che sostiene il governo, in cui a ricoprire un ruolo non proprio trascurabile è la Lega. Che aveva imposto nel “Conte I” a tinte giallo-verdi i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi. La partita probabilmente si comincerà a giocare solo dopo la presentazione del Def. Mario Draghi ha già bloccato sui nascere qualsiasi tentazione di proroga di Quota 100, ma ha anche evitato di citare la questione-pensioni nel suo intervento programmatico davanti alle Camere. Lo stesso Orlando ha ignorato le pensioni nell’illustrazione in Pariamento delle linee programmatiche del suo dicastero, ad eccezione di un riferimento al «completamento dei lavori della Commissione tecnica voluta dall’ex ministra Nunzia Catalfo sulla separazione tra previdenza e assistenza. I tempi? Un’incognita, come l’incerto futuro previdenziale di molti lavoratori.