La mobilità per i professionisti strutturati in società può costare cara. Se la Stp ospita al suo interno colleghi iscritti ad altri Ordini provinciali o professionisti di altri Ordini può trovarsi a versare ogni anno la “tassa sui fuori sede”. Una somma variabile da città a città e decisa in piena autonomia dai singoli Ordini locali (e per questo anche di importo molto variabile), che non cancella ma, anzi, va ad aggiungersi alla quota annuale versata dai singoli all’Ordine di appartenenza. Per le società più grandi può arrivare a costare ogni anno diverse migliaia di euro. Secondo quanto emerge da una verifica del Sole 24 Ore in alcune città, la “tassa sui fuori sede” è richiesta soprattutto per le Stp che si iscrivono agli Ordini dei commercialisti, mentre non risulta applicata nei principali Ordini di avvocati e consulenti del lavoro, che però possono chiedere quote annuali più elevate per le società. A Milano l’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili chiede 280 euro all’anno per ogni socio persona fisica della Stp che non sia già iscritto nel capoluogo lombardo. Un contributo annuale per i “fuori sede” delle Stp pari a 240 euro è richiesto dall’Ordine dei commercialisti di Roma, che fa sapere di coprire così «le spese di istruttoria su tutti i requisiti e le informazioni dichiarate dal socio che vanno controllate con l’Ordine di appartenenza». A Napoli per la stessa finalità si sborsano 250 euro a persona. Se poi le Stp iscritte all’Ordine dei commercialisti fanno entrare anche soci di capitale diversi da una persona fisica (ad esempio una società), devono versare – sempre ogni anno – altri 500 euro a Milano, 240 euro a Roma e 250 euro a Napoli. Un conto che spesso si rivela salato. «Questi contributi rischiano di scoraggiare l’adozione della nuova formula di aggregazione, perché gli stessi costi non sono imposti, invece, all’associazione professionale», spiega Diego Occari, 43 anni, commercialista, managing partner dello Studio Occari & Garbo, società tra professionisti che ha sede legale a Milano dal 2017 e sedi anche a Limena (Padova), Londra e Durazzo (in Albania). Che fa qualche esempio: «Al momento la nostra Stp conta quattro soci. Se volessimo includere altri sei colleghi non iscritti all’Ordine di Milano e magari in futuro due partner diversi come una cooperativa e una banca, potremmo raggiungere contributi totali all’Ordine per 3.800 euro all’anno. È evidente che per noi avere una sede a Milano è molto importante in termini di opportunità – prosegue – ma la progettualità nazionale e internazionale delle Stp va incentivata. A nostro avviso, sarebbe sufficiente chiedere alla Stp un contributo annuale, per i costi amministrativi dell’Ordine, abbandonando però i contributi legati a tipologie particolari di soci». Valutazioni e conteggi che come Occari molti altri professionisti devono tenere presenti e che possono rappresentare un ulteriore disincentivo alla crescita strutturale degli studi. Non certo l’unico. Va nello stesso senso anche il meccanismo della flat tax, sogno proibito per chi si associa o si unisce per crescere.

FONTEIl Sole 24 Ore
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