Il sistema delle Casse di previdenza dei professionisti è in salute e continua a crescere, ma negli ultimi anni sempre più a marce ridotte. Il numero complessivo dei contribuenti agli enti previdenziali autonomi ha raggiunto le 1.318.864 unità, aumentando in 30 anni, di circa il 129%. Nel dettaglio, l’incremento degli iscritti alle Casse di cui al dlgs 509/1994 (Ingegneri e Architetti, Avvocati, Dottori e Ragionieri commercialisti, Medici, Notai, Consulenti del lavoro, Farmacisti ecc.) è stato del 120% rispetto al 1989, del 18,4% rispetto al 2008 e dello 0,3% rispetto al 2016. Invece, per gli enti di cui al dlgs 103/1996 (Periti industriali, Dottori agronomi e forestali, chimici, attuari, Biologi, Infermieri ecc.) l’aumento è stato del 52,9% rispetto al 2008 e del 2,27% rispetto al 2016. Percentuali che, inevitabilmente, si riflettono anche sulla crescita del patrimonio. Che nel tempo ha conosciuto una fase di accumulo molto importante e che, di pari passo con il calo delle iscrizioni, ha subito un rallentamento negli ultimi anni. Paragonando l’ultimo censimento contenuto nel sesto bilancio del sistema previdenziale italiano 2019 a cura del Centro Studi di Itinerari previdenziali con il primo del 2014, infatti, si può notare che il patrimonio complessivo del sistema Casse è passato da 61 a 68,6 miliardi di euro. Nulla di paragonabile al sistema della previdenza pubblica (si veda altro articolo), ma di per sé una situazione da monitorare. Stante anche il continuo aumento della spesa per pensioni: quasi cinque miliardi nell’ultimo anno analizzato (+4,2% rispetto al periodo precedente). La sostenibilità del sistema. Nonostante il rallentamento delle iscrizioni negli ultimi anni, il sistema delle Casse previdenziali resta pienamente sostenibile. Gli enti dei professionisti, infatti, a differenza delle gestioni pubbliche, dispongono di proprie riserve patrimoniali, destinate sia a garantire le promesse pensionistiche nei confronti dei propri iscritti sia a far fronte a eventuali shock demografici o a picchi di pensionamenti. Situazione che beneficia delle riforme fatte nell’ultimo decennio per rispettare la previsione normativa (art. 24, dlgs 201 «salva Italia» del 6/12/2011 convertito successivamente in legge n. 214 il 22/12/2011) di redigere bilanci con la sostenibilità finanziaria e attuariale a 50 anni. Molte Casse di vecchia generazione sono così passate (prò rata) dal più generoso metodo retributivo di calcolo delle pensioni a quello contributivo. Il sistema. Il contributo medio annuo relativo all’anno 2017 è stato pari a 6.519 euro con un incremento percentuale del 2,11% rispetto al 2016. Si tratta di contribuzioni con percentuali di molto inferiori a quelle del sistema pubblico dove i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e imprenditori agricoli) versano il 23% in media, i parasubordinati (professionisti anche loro ma senza albi) oltre il 27% e i dipendenti il 33%. Da notare come con aliquote basse il sistema è comunque in equilibrio. In presenza di un generalizzato sistema contributivo, la sfida attuale è quella di lavorare sull’adeguatezza delle prestazioni. Su questo fronte molti enti hanno, infatti, avviato un progressivo aumento delle aliquote di contribuzione per i prossimi anni. Nel periodo 1989-2017 le pensioni erogate sono passate da 145.428 a 391.224 con un aumento del 158,3%, superiore di quasi 30 punti percentuali all’incremento registrato dal numero degli iscritti. La pensione media, invece, è stata pari a 12.759 euro (il doppio del contributo medio) registrando un aumento dello 0,03% rispetto al 2016.

FONTEItaliaOggi
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