Commercialisti (Consiglio nazionale e associazioni sindacali) impegnati in nn confronto sull’ipotesi di avviare, o meno, l’astensione collettiva della categoria. E pronti a «incrociare le diverse proposte» che scaturiranno nei prossimi giorni al loro interno (sulle difficoltà dello svolgimento dell’attività professionale, nonché sull’attribuzione di competenze previste dal loro ordinamento ad altre figure professionali, come nel caso del coinvolgimento nelle procedure di crisi e di insolvenza dei consulenti del lavoro), rivedendosi innanzitutto il prossimo 12 marzo, appuntamento, questo, che precederà un’assemblea straordinaria con i presidenti degli ordini territoriali, che porterà alla presentazione di un Manifesto della professione. È quanto si è appreso dopo il faccia a faccia che si è tenuto ieri mattina, a Roma, nella sede dell’Ordine, che ha acceso i riflettori sui diversi «disagi» che la professione economico-giuridica sta vivendo, pure a seguito della partenza dell’obbligo di fatturazione elettronica fra privati, il 1° gennaio 2019; unità d’intenti fra le associazioni sindacali si è registrata sulla necessità di realizzare quanto prima degli interventi davvero efficaci a sostegno soprattutto della componente giovanile, creando percorsi moderni che permettano alle nuove leve di avviare (e, soprattutto, di mantenere) la propria attività di studio in un mercato nel quale emergere non è sempre facile. Tra le idee avanzate, nel corso della riunione capitolina, quella di dare «sprint» (usando la leva degli incentivi) alle aggregazioni professionali, mettendo in risalto «lo stato di malessere» e la preoccupazione che, è stato messo in evidenza in maniera pressoché unanime, pervadono i commercialisti italiani (si veda anche ItaliaOggi del 16 gennaio 2019). Trovar la sintesi su quanto avanzato (con i sindacati che, ad oggi, sono divisi sull’opportunità di dare vita ad uno sciopero) sarà, pertanto, l’obiettivo delle prossime settimane, sia all’interno dell’Ordine nazionale, sia al tavolo delle associazioni di rappresentanza.

FONTEItaliaOggi
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