caos-in-ciad-dopo-la-morte-del-presidente-deby,-i-ribelli:-“vogliamo-la-democrazia”

ROMA – Un Paese in preda a “una psicosi”, mentre in tanti lasciano la capitale N’Djamena per “andare verso sud e verso il Camerun”; ma anche, al contrario, la speranza di una fase di transizione “civile” e di una “vera democrazia”. Situazioni e sentimenti contrastanti, questi, che secondo Arnold Ozarus, leader del Sindacato nazionale degli studenti ciadiani all’università della capitale, si stanno vivendo dopo la morte di Idriss Deby Itno, colui che per la gran parte dei ciadiani è stato l’unico e solo presidente, al potere per oltre 30 anni.

Il capo di Stato, salito al potere con un golpe nel 1990, sarebbe rimasto ucciso nel nord del Paese a seguito di ferite riportate durante scontri tra l’esercito e gruppi ribelli provenienti dalla vicina Libia. Il Front pour l’Alternance et la Concorde (Fact), questo il nome della milizia, ha annunciato di essere a qualche centinaia di chilometri dalla capitale e di essere pronto a destituire il consiglio militare ad interim che si è insediato ieri. A capo dell’organismo è stato nominato uno dei figli di Deby, il generale Mahamat Idriss Deby.Queste, almeno, le informazioni ufficiali. Numerosi invece i punti da chiarire. Ozarus definisce il decesso del presidente come “avvolto nel mistero”.

Due le versioni in circolazione, stando al rappresentante studentesco: “Morte causata della ferite al fronte, ma anche l’esito di un golpe orchestrato dal figlio e attuale presidente ad interim”.

Domina l’incertezza e lo si capisce anche dalle reazioni della popolazione, secondo Ozarus. “Viviamo una situazione di psicosi” denuncia. “La gente sta iniziando ad abbandonare la capitale o a recarsi nei suoi distretti più meridionali. In tanti sono andati verso sud o hanno attraversato il confine con il Camerun – distante solo pochi chilometri – per cercare rifugio a Kousserie”. Se le incognite restano molte, tante sono però anche le attese, soprattutto in ragazzi come Ozarus, che è nato cinque anni dopo la presa del potere di Deby e non ha avuto nessun’altro presidente. “Penso di poter parlare a nome di ampie fasce di popolazione ciadiana quando dico che le cose che ci aspettiamo sono molte” dice il rappresentante degli studenti: “Una transizione civile, la separazione dei tre poteri dello Stato e la fine del sistema di governo ‘debyen’, quello organizzato dal presidente, che ha governato il Paese con il pugno di ferro; in poche parole, vogliamo una democrazia vera”.

OGUZEMI: “BASTA DEBY, LA FRANCIA NON INTERFERISCA”

“Non tratteremo con Mahamat Deby in alcun modo; e alla Francia diciamo che è un partner come tanti altri e che non deve interferire”. A parlare con l’agenzia Dire è Kingabe Ogouzeimi de Tapol, coordinatore politico dei ribelli del Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad (Fact).”Siamo posizionati nella regione di Kanem a circa 400 chilometri da N’Djamena” dice Ogouzeimi al telefono, confermando l’intenzione dei ribelli di proseguire l’offensiva verso sud fin nella capitale. Smentita la ricostruzione dell’esercito rispetto al bilancio degli scontri dei giorni scorsi. “Abbiamo perso 60 uomini” riferisce il coordinatore: “Altri 50 erano stati fatti prigionieri ma siamo riusciti a liberarne buona parte durante i combattimenti di lunedì: altro che perdite, abbiamo decapitato la testa dell’esercito”.

L’offensiva, partita da basi nel sud della Libia, avrebbe l’obiettivo di permettere ai ribelli di acquisire nuovi mezzi. “Stiamo cercando armi e risorse per continuare la nostra lotta in Ciad” dice Ogouzeimi. Che rispetto alla versione di un’alleanza con il generale Khalifa Haftar, impegnato tra il 2019 e il 2020 in un tentativo di assedio di Tripoli poi fallito, precisa: “Come Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad non abbiamo mai stretto alcuna intesa con lui; ci sono stati nostri esponenti che hanno combattuto dalla sua parte, ma solo a titolo individuale, e comunque non dopo il 2016”.

Negli anni Ottanta, Haftar era stato fatto prigioniero in Ciad quando guidava le forze del colonnello libico Muammar Gheddafi. Dopo l’inizio della sua ultima offensiva contro il governo tripolino, invece, il generale è stato considerato in buoni rapporti con Parigi. Rispetto a Parigi e ai suoi interessi in Ciad, con il sostegno garantito a Deby per oltre 30 anni, i ribelli del Fact sono però netti: “Chiediamo alla Francia di non intervenire nei nostri affari interni; è solo un partner economico come tanti altri”.

Ogouzeimi respinge infine ogni ipotesi di negoziato con il Consiglio militare che si è insediato a N’Djamena ieri. A guidarlo è Mahamat Deby, uno dei figli del presidente ucciso. Ha sciolto il parlamento e promesso elezioni “libere e democratiche” entro 18 mesi, ma la situazione sembra in rapida evoluzione. Stamane la testata Tchadinfos ha smentito voci su una sparatoria che si sarebbe verificata all’interno del palazzo presidenziale, legata secondo fonti non confermate a una lite nella famiglia del capo dello Stato. “Il presidente del Consiglio militare di transizione sta bene”, questa l’ultima ricostruzione. “Non c’è mai stata una sparatoria e nessuna lite con il fratello Zakaria”. Sul fronte della politica oggi si sono aggiunte voci in favore di “un dialogo nazionale”. A chiederlo è stato da ultimo l’oppositore Saleh Kebzabo, secondo il quale è “assolutamente necessario”.
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